martedì 6 maggio 2008

Sinistra Critica sulla fiera del libro di Torino

La Fiera del Libro di Torino è lieta di celebrare
quest'anno i 60 anni dalla nascita dello stato di
Israele. Una celebrazione attraverso la
letteratura prodotta da una parte della società
israeliana. Una celebrazione che –coscientemente
e colpevolmente – dimentica e nasconde una parte
fondamentale della storia di questi 60 anni: i
palestinesi, l'espulsione che hanno subito 60
anni fa, la colonizzazione dei loro territori
praticata dai governi israeliani, il tentativo di
cancellare per sempre ogni possibilità di una
soluzione al conflitto annientando la resistenza
palestinese (quello che il sociologo israeliano
Baruch Kimmerling chiamava "politicidio").

I responsabili della Fiera non possono occultare
la loro scelta – politica e strumentale – dietro
la "neutralità" della produzione artistica e
nemmeno possono accusare chi propone il
boicottaggio della Fiera di essere
pregiudizialmente contro gli israeliani, o peggio
contro gli ebrei. Questi signori sono come gli
sciocchi, che quando si indica loro la lune ti
guardano il dito: il problema oggi non è se una
proposta –nonviolenta – di boicottaggio sia o
meno legittimo: la domanda è invece se sia
legittimo e morale contribuire alla propaganda di
un governo che ha fatto di tutto affinché Israele
fosse l'ospite, così da guadagnare nuovi spazi al
suo tentativo di "normalizzazione"

Non c'è da parte nostra, che contestiamo la
scelta della Fiera, nessuna volontà di
imbavagliare la cultura o di mettere a tacere la
letteratura ebraica ed israeliana (che, è bene
ricordarlo, non è assolutamente omogenea e
nemmeno schierata aprioristicamente con
l'occupazione e le scelte del proprio governo).
Si fa al contrario un pessimo servizio alla causa
della letteratura e dell'arte, quando si chiamano
a "suonare il piffero" di una politica di
apartheid e distruzione.

Ariel Sharon qualche anno fa dichiarava che la
"guerra d'indipendenza" non era mai finita – con
una tragica e mortale assonanza con l'altro
presidente che parlava di "guerra infinita" – e
per questo la politica della colonizzazione,
dell'apartheid, della distruzione di ogni
espressione politica palestinese non gradita
dovesse continuare.

E il suo successore prosegue quella politica,
come si può vedere tutti i giorni – nell'assedio
di Gaza, nella costruzione del muro della
vergogna, nell'aumento dei prigionieri
palestinesi, negli omicidi mirati (ma anche un
po' meno mirati, come capita quotidianamente a
donne e uomini "effetti collaterali" delle
"rappresaglie" israeliane).

I governi europei – e quello italiano tra loro –
sono corresponsabili di quella politica, sia
perché non impongono il rispetto del diritto
internazionale a Israele, sia perché
contribuiscono economicamente, militarmente e
politicamente a quella stessa politica. Per
questo la corsa alla presenza a Torino delle
autorità politiche italiane, a partire dal
presidente Napolitano, è un'ipocrisia e un
appoggio diretto e indiretto alla politica
israeliana.

Noi non ci stiamo. Continueremo a produrre
informazione, a lavorare con i palestinesi e gli
israeliani che si battono contro l'occupazione e
l'apartheid, a sostenere la resistenza
palestinese affinché nasca uno stato palestinese
e possa finalmente riprendere strada un processo
di convivenza necessario e possibile.

Sinistra Critica

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