lunedì 28 aprile 2008

Corteo del primo maggio a Biella!!


Come di consueto giovedì mattina si terrà il corteo del primo maggio a Biella, saremo presenti distribuendo un volantino sulla precarietà, e al pomeriggio alcuni di noi parteciperanno alla "Euromayday" a Milano.
Ritrovo corteo a Biella ore 09:30 in Piazza Martiri della Libertà.

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!


Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e
precarie,native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center,
degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell'informazione e
della
formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della
distribuzione.
Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle
fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri
sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-
generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo
neoliberista.
La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non
è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli
altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa
proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani
generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il
lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle
imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e
sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del
tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui
è necessario ripensare e
sperimentare nuove forme e strategie di lotta;
contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà. Una lotta che parli
chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione
nega e riduce al
silenzio.
Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha
costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale,
condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e
delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme
inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un
processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, e
questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei
migranti.
Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il
controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e
irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della
guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che
di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti
è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il
legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i
Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione
riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della
precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli
spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il
protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta
autonoma in nome della libertà di movimento.
Il primo maggio, a Milano,
vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con
quella degli altri precari.
Condividere esperienze che sono
transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa
l'Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo,
Helsinki,
Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa,
Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e
si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del
prossimo primo maggio.
Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay
che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le
realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni
dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno
caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di
reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative,
del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in
un conflitto
nuovamente diffuso ed incisivo.
La precarizzazione, lo
ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il
passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul
sociale in modo diverso, dividendoci e
confondendoci. Atomizza le
nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo.
Milano è fresca di nomina per l'Expo 2015. Tremiamo pensando alle
conseguenze di ciò: l'orgia bipartisan dell'orgoglio nazionale di
speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo
sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un'oscena
colata di cemento. Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto
ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di
conflitto e di un'idea di valorizzazione delle nostre vite ben
differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che
precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a
confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di
condivisioni dei saperi.

Let's MayDay,
Milano, primo maggio,
Porta
ticinese, ore 15.00

giovedì 24 aprile 2008

Oggi tutti in piazza a Biella

Oggi alle ore 17 con partenza dalla piazza dal comune di Biella ci sarà il corteo per il 63 anniversario della liberazione dal nazifascismo, ci saremo anche noi,a volantinare per iniziare a costruire anche a Biella una sinistra anticapitalista coerente e capace veramente di fare quello che dice!
Per chi volesse partecipare con noi al corteo il ritrovo è alle ore 16:45 presso l'ex Standa davanti ai giardini Zumaglini.

Ora e sempre resistenza!!

mercoledì 23 aprile 2008

25 Aprile antifascista

PER UN 25 APRILE ANTIFASCISTA
CONTRO TUTTI I FASCISMI


Quest’anno la ricorrenza del 25 Aprile –a 63 anni dalla Liberazione dal nazifascismo– assume un significato e una rilevanza particolari dopo le elezioni politiche appena svolte. Ci ritroviamo un governo di destra imbottito di fascisti –persone che sono cresciute con la spranga in mano– e legaioli, professionisti della costruzione dell’odio.

Compito fondamentale che questo governo si è assunto è aiutare il padronato nella lotta contro i lavoratori dipendenti:
- la demagogia sulle tasse non vuole altro che ridurle ai più ricchi
- la riduzione fiscale altro non porterà che una riduzione dei servizi pubblici
- la flessibilità continuerà di fatto ad essere utilizzata per estendere rapporti di lavoro precari a lavoratori senza diritti
- l’offensiva contro il sindacato e contro la contrattazione collettiva verrà perseguita per ridurre ancora i salari e per aumentare lo sfruttamento nelle fabbriche e negli uffici.

Per fare passare anche tra i lavoratori e gli strati popolari le politiche di questo governo, l’estrema-destra e la lega nord stanno facendo IL LAVORO SPORCO per conto dei grandi capitalisti industriali e finanziari e degli speculatori, proprio come i fascisti hanno fatto all’inizio degli anni venti. Come è andata a finire allora lo sappiamo: gli operai costretti a lavorare con salari sempre più bassi e con sempre più fatica. La povertà tra i lavoratori è andata crescendo fino a che una parte di loro è stata costretta ad andare in guerra dove a milioni sono morti.

Oggi la lega nord avanza la proposta del federalismo fiscale che altro non è che un modo per distruggere le conquiste fatte dal movimento operaio nel secolo scorso e che hanno garantito a tutti, anche ai più poveri, il diritto ad una vecchiaia dignitosa, ad avere una casa, a curarsi ed a studiare. Il federalismo fiscale altro non è che uno strumento per dividere i lavoratori e renderli impotenti davanti alle pretese dei padroni.

L’estrema-destra e la lega nord continuano a fomentare sentimenti di odio e di razzismo verso chi arriva da altri paesi. Il loro scopo è di tenere divisi lavoratori italiani e lavoratori migranti perché i migranti siano così più ricattabili e quindi più sfruttabili. Rendere più sfruttabili i migranti vuol dire tenere bassi i loro salari e i loro diritti per poterli poi giocare nella concorrenza con i salari e i diritti dei lavoratori italiani.

E’ evidente che gli obiettivi di divisone dei lavoratori sono gli stessi della confindustria che vuole distruggere la contrattazione collettiva nazionale con la lega nord che gli fa eco evocando la reintroduzione delle gabbie salariali.

L’opposizione a questo governo e alle sue caratteristiche fasciste e razziste è una questione decisiva per la difesa delle nostre condizioni di lavoro. Il fascismo di ieri è lo stesso del fascismo di oggi portato avanti dai Fini e dai Bossi. Noi dobbiamo cercare di costruire l’unità di tutti i lavoratori contro il burattinaio che regge i fili del governo Berlusconi: il padronato.

Partecipa alla fiaccolata di giovedì 24 aprile che partirà da piazza Albarello alle 20.30.
E il 25 aprile alle ore 16.00 in piazza Castello ci sarà un concerto.

mercoledì 16 aprile 2008

SINISTRA CRITICA VINCE LA SCOMMESSA. ORA RICOSTRUIAMO DALL'OPPOSIZIONE SOCIALE

Sinistra Critica ottiene lo 0,5% e 170mila voti alla Camera e può dirsi soddisfatta del risultato elettorale. Certamente, non siamo stati sufficienti a frenare il disastro provocato dagli errori accumulati da un gruppo dirigente della sinistra istituzionale cieco che ha rifiutato di vedere, ascoltare, riflettere. Ma esistiamo, era l'obiettivo di queste elezioni. Esistiamo con le nostre idee, difese in campagna elettorale e prima nella battaglia interna a Rifondazione, con alcuni progetti di lavoro e con la convinzione di essere utili a un progetto di ricostruzione della sinistra di classe per il quale pensiamo sia importante che Sinistra Critica esista.

La disfatta di Bertinotti
La situazione è sotto gli occhi di tutti: la sinistra di classe fuori dal parlamento, al di sotto di qualsiasi aspettativa, nel limbo di una crisi, a nostro giudizio irreversibile. Una crisi maturata in una dinamica politica che stancamente e inesorabilmente ha ripetuto cose già viste nella storia del movimento operaio. Non è popolare dire "l'avevamo detto" in politica, ma non sappiamo che altro dire dopo cinque anni passati ad avvertire dell'errore strategico rappresentato dal governo con il socialiberismo; dopo due anni in Parlamento passati ad avvertire dell'impossibilità di governare con Prodi e della necessità di rompere con quell'esecutivo e mettersi in salvo. I nostri documenti, gli articoli sui giornali, le dichiarazioni in Parlamento sono lì a dimostrare che era possibile seguire un’altra strada, fare altre scelte, evitare di infilarsi in una governabilità senza esito alcuno.
I risultati oggi li pagano tutti, la disillusione è generalizzata e non risparmia nessuno. Demoralizzazione, demotivazione sono il lascito del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno e del suo leader, Fausto Bertinotti, la cui uscita di scena è doverosa. Del resto, l’inconsistenza di quello che è stato costruito in questi anni – ricordate? Sinistra Europea, l’Unione come “nuova formula politica”, un “socialismo del XXI secolo” – è dimostrato dalla “splendida” dichiarazione di uno degli “uomini nuovi” promossi dalla gestione bertinottiana, Pietro Folena: “Su queste macerie è impossibile ricostruire. La sinistra oggi è…il Pd”. Auguri.

La sconfitta di Veltroni

Ma il voto consegna anche la sconfitta di Veltroni. Il leader del Pd ha certamente svuotato la sinistra ma non ha sfondato al centro e non ha carpito alcun voto alle destre. In una campagna solitaria Veltroni si è fatto il vuoto intorno e oggi si trova in un’impasse politica evidente: potrebbe allearsi con Casini ma è più probabile che quest’ultimo cerchi un nuovo accordo con la destra, con cui già governa localmente. In realtà al Pd tocca una nuova traversata nel deserto che potrebbe alimentarne contraddizioni e difficoltà. Vedremo.

Il successo di Berlusconi

La vittoria delle destre non lascia spazio a dubbi: se la Pdl perde voti rispetto al 2006, confrontando i risultati di tutta la destra italiana – che nel 2006 era unita e oggi si è divisa in diversi pezzi – troviamo un milione di voti in più, che sostanzialmente vanno alla Lega Nord. Uno spostamento di voti interno che parla di una radicalizzazione dell’elettorato – lo stesso avviene con il balzo di 700mila voti da parte di Di Pietro – di un maggiore insediamento sociale e di un rapporto più “organico” con settori popolari e del mondo del lavoro. Berlusconi ripropone il suo blocco sociale di riferimento con una rappresentanza politica più snella e semplificata e quindi omogenea. Vedremo come procederà il processo di fusione politica annunciata tra Forza Italia e AN e come si svolgerà il rapporto con la Lega. Per il momento non si intravedono tensioni a dispetto degli allarmi profusi da Veltroni.

L’isolamento sociale della Sinistra

Questa analisi aiuta a comprendere uno dei limiti più importanti della sinistra e che ne spiega la disfatta: l’isolamento sociale. Dopo quindici anni la sinistra “alternativa” – al di là degli errori politici e dello scacco politico subito al governo – è stata sconfitta dall’assenza quasi assoluta di radicamento sociale. Il fatto di non aver saputo prevedere la disfatta, il fatto di aver posto l’asticella da superare sempre più in basso – la sconfitta è stata pronosticata intorno all’8%, poi al 7 e al 6 – è stato il sintomo di una soggettività che non sa cosa ha alle proprie spalle, su cosa è seduta, quali referenti sociali rappresenta. Questa è la radice primaria della sconfitta, alimentata da quindici anni di rendita elettorale rappresentata dal simbolo e dall’eredità del vecchio Pci. Il voto di oggi rappresenta la fine di quell’eredità e di quella storia oltre che la sconfitta inesorabile della cultura togliattiana-berlingueriana che viene spazzata via dalla geografia politica. Ed è un po’ patetico il tentativo di Diliberto di spronare i propri militanti a infusioni di falce e martello e bandiere rosse. Da questi gruppi dirigenti che hanno prodotto la disfatta attuale non può venire nulla e soprattutto non può più venire nulla dalla loro cultura politica e dai loro riferimenti teorici e politici (sempre che si possa parlare di riferimenti teorici). La sinistra è all’Anno Zero, in campagna elettorale lo abbiamo detto e ripetuto più volte, e non ci sono scorciatoie politiciste che reggano. Si tratta di interrogarsi, seriamente senza scorciatoie, con il nodo del blocco sociale, con il radicamento necessario e, soprattutto, con la ricostruzione di un movimento dei lavoratori e lavoratrici che passa innanzitutto per il nodo sindacale che non può più essere aggirato.

Il ruolo di Sinistra Critica

Il ruolo di SC è tutto dentro questo approccio. Abbiamo proposto prima della tempesta l’avvio di una Costituente della sinistra di classe e anticapitalista. Crediamo che questo approccio possa e debba essere ribadito oggi sapendo che però vive di due coordinate ben precise: la centralità del radicamento sociale e delle pratiche di lotta e di movimento; la nettezza della questione governativa con l’indipendenza assoluta dal Pd e l’indisponibilità a farsi coinvolgere nella governabilità dell’esistente. Si ricomincia da qui e si ricomincia dall’impegno di movimento. Ipotesi riassemblative di stampo identitario – vedi il “partito di tutti i comunisti” – o politicista – il rilancio dell’Arcobaleno - non solo non ci interessano ma non portano da nessuna parte. Sono solo una perdita di tempo. Serve un progetto di movimento e di opposizione sociale con una sua piattaforma coinvolgente (in particolare su precarietà, salario, diritti, sicurezza lavoro, prezzi) ma che sappia incarnare almeno altri tre grandi temi: la lotta alla guerra, la difesa ecologica del territorio e il No alle ingerenze vaticane e per i diritti civili. Un progetto di movimento per resistere allo “tsunami” delle destre e far ripartire una prospettiva nuova.
Accanto a questo serve una discussione strategica che metta al centro la questione della società che vogliamo, della soggettività che vogliamo costruire, il nodo dell’opposizione e del governo come assi strategici di una nuova identità anticapitalista. Tutto questo ha bisogno di tempo, di sedi adeguate, non di soluzioni pasticciate o di trovate elettoralistiche.

Il nostro progetto

Sinistra Critica si dispone a questo percorso e lo farà attrezzandosi.
Il risultato elettorale ci incoraggia in questa direzione. Lo 0,5% ottenuto alla Camera e quei 170mila voti significano questo. Non ci aspettavamo di più, anzi consideriamo il risultato un piccolo successo visto il quadro di riferimento: una dinamica di demoralizzazione unita alla spinta del voto “utile”; uno sfilacciamento a sinistra alimentato da formazioni, come il Pcl, il cui unico scopo è quello di contarsi e di proporsi come unica prospettiva in una logica autoreferenziale che sfiora il settarismo (e che come dimostrano le provinciali, non riesce a recuperare nessun altro voto a sinistra che non sia il proprio); una formazione nata da soli tre mesi (e che essendo una tendenza interna al Prc non possedeva un simbolo proprio); la scommessa su una candidatura femminile e giovane per forza di cosa poco conosciuta e altro ancora. In questo quadro il nostro risultato è importante e viene rafforzato da risultati apprezzabili ottenuti la dove c’è un lavoro organizzato (citiamo fra tutti il grande risultato che si annuncia a Casoria dove il candidato sindaco di Sinistra Critica sta superando il 6,7% ma anche il simbolico risultato di Bussoleno, in Val di Susa, che ci vede al 2,7%).
Possiamo dunque dire che il movimento politico Sinistra Critica nasce con queste elezioni benché non abbia lo scopo di costituire nell’immediato un partito: ma queste elezioni hanno aiutato a completare l’uscita da Rifondazione, a consolidare un collettivo militante, a strutturare una piccola organizzazione, inserita in alcune dinamiche importanti di movimento e desiderosa di guardare al futuro. Siamo convinti, infatti, che questo risultato non sia il residuo di un punteggio elettorale lasciato sul campo dalla vecchia sinistra ma solo l’avvisaglia di qualcosa che deve ancora sbocciare. Anche la quantità dei contatti raggiunti dal nostro sito (siamo a oltre 50mila pagine scaricate al giorno) dice questo. E quindi andiamo avanti. Sinistra Critica si impegna a organizzare la resistenza e l’opposizione sociale alle destre in una dinamica unitaria di movimento. Si impegna a rilanciare il dibattito e il confronto a sinistra per ricostruire dalle macerie con le avvertenze di poc’anzi, senza illusioni ma senza chiusure. E si impegna ad attrezzarsi incontrando nelle prossime settimane tutti quelli che si sono attivati in questa campagna (alcune migliaia) e dando appuntamento a una grande Festa Nazionale da svolgersi a Roma nelle forme che decideranno i compagni e le compagne di questa città. E’ solo l’inizio.

Il Gruppo Operativo Nazionale di Sinistra Critica
Roma, 15 aprile 2008

martedì 15 aprile 2008

Grazie!!


Il candidato biellese al Senato Daniele Gamba e tutti noi che stiamo cercando di costruire una sinistra anticapitalista e credibile anche nel Biellese desideriamo ringraziare sentitamente le/i 570 elettrici ed elettori che anche nella nostra provincia hanno creduto nel nostro programma e nella nostra coerenza, a partire da oggi lavoreremo per radicare il nostro partito anche nel territorio biellese, e per costruire una nuova sinistra, vera, e che fa veramente quello che dice.
Grazie davvero di cuore.

Flavia D'angeli:"Dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti.


Ora bisogna ricostruire la sinistra di classe dalle macerie."

"Per dirla con una battuta, dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti e quindici anni di storia di Rifondazione e della sinistra antagonista sono stati buttati al macero." dichiara Flavia D'angeli, di Sinistra Critica "Una sconfitta da addebitare al gruppo dirigente dell'Arcobaleno."
"Ma a uscire battuto dalle urne è l'intero progetto che ha sorretto il centrosinistra degli ultimi anni. L'idea che Berlusconi si potesse battere con politiche moderate non premia infatti Veltroni che resta molto distante dal Popolo delle Libertà."
"A sinistra, invece" prosegue la D'angeli "a essere battuta drasticamente è la linea governista e compatibilista, oltre che il tentativo di assemblare forze non assemblabili.Si tratta dell'epilogo della sconfitta subita nell'89."
"Ora non resta che ricostruire."
"Il piccolo ma prezioso risultato di Sinistra Critica ci dà la spinta per cimentarci con questo compito considerevole. Certo, senza la supponenza autoreferenziale del Pcl si sarebbe potuto rendere visibile una sinistra alternativa superiore all'1% e questo avrebbe consentito di avere più forza e credibilità.
Resta comunque il compito della ricostruzione.
Innanzitutto sul versante dell'opposizione sociale e dei movimenti.
Noi ci dichiariamo disponibili fin d'ora a ricostruire un movimento di opposizione sociale alle politiche liberiste imperniato sulla lotta alla precarietà, alla guerra, alla devastazione ambientale, alle ingerenze vaticane.
Sul piano politico, riproponiamo un progetto di Costituente Anticapitalista, lontana da nostalgie identitarie e simboliche. Nessun generico appello "all'unità dei comunisti" può risolvere lo stato di devastazione in cui la sinistra è stata portata.
C'è bisogno di un impegno molto più profondo e di lungo periodo. Noi siamo pronti ad assumercelo." conclude Flavia D'angeli

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