mercoledì 28 maggio 2008

Per la mobilitazione delle reti migranti e antirazziste

Come era ampiamente prevedibile, il nuovo governo si presenta facendo la faccia feroce contro i migranti e i movimenti sociali promettendo più carcere e polizia in nome di una fantomatica sicurezza e della “tolleranza zero”.Gli attacchi ai capi rom, le aggressioni e i raid neonazisti contro i migranti sono il frutto di un clima di impunità che si sta creando con la vittoria delle destre alle elezioni. Sindaci come Alemanno e ministri come Maroni alimentano questo clima con dichiarazioni che “comprendono” e in qualche modo giustificano tali azioni. Le norme varate dal Consiglio dei Ministri a Napoli, sui rifiuti e sull'immigrazione, si qualificano infatti come un capolavoro di demagogia populista e razzista che non permetterà di risolvere nessuno dei problemi sollevati ma che forse garantirà all'esecutivo un qualche margine di consenso sociale. Il punto allarmante, però, è che questo esito è stato reso possibile dalla strada tracciata in precedenza dal centrosinistra e non è un caso che gran parte delle norme introdotte da Maroni siano riprese, approfondendo le discriminazioni, da quelle varate dall'ex ministro Amato e votate al Senato da tutto il centrosinistra, Sinistra Arcobaleno compresa.
Sulla questione dei migranti e dei Rom, in particolare, stiamo così assistendo a una retorica populista che alimenta un forte spirito xenofobo che rompe vecchi argini inibitori giovandosi anche del silenzio-complice della Chiesa. Le pericolose logiche securitarie di tante amministrazioni locali di entrambi gli schieramenti politici ,con i “patti sulla sicurezza” e regolamenti comunali vessatori, hanno purtroppo trovato un’applicazione concreta, materiale, autoritaria a livello nazionale. Intanto i migranti continuano a morire nei Cpt, come a Torino, dimostrando drammaticamente ancora una volta quale sia la funzione di queste galere etniche. C’è la necessità di una risposta forte. Non può bastare una risposta emotiva né legata a logiche personalistiche e/o politiciste. Serve uno scatto di quelle reti, movimenti, associazioni che in questi anni hanno tenuta alta la guardia contro i regurgiti razzisti e che hanno ribadito la centralità del protagonismo dei migranti. Serve uno scatto del sindacalismo non concertativo per ribadire l'elementare verità che i migranti sono lavoratori e lavoratrici al pari degli altri che si battono per nuovi diritti.
Per questo come Sinistra Critica facciamo appello alla Reti, Associazioni, Comitati e movimenti dei migranti e antirazzisti perché sia convocato al più presto un appuntamento collettivo e unitario di riflessione, un Forum, un’assemblea nazionale, che precisi i contorni dell'offensiva in atto e definisca le iniziative unitarie da realizzare e il percorso partecipato per renderle efficaci. Sosteniamo un tale obiettivo nello spirito che ha animato i momenti migliori dell'esperienza e dell’iniziativa dei movimenti sociali.

Sinistra Critica
Movimento per la sinistra anticapitalista

Venerdì 30 maggio presso il salone provinciale dell' A.R.C.I. proiezione di Nazirock



Venerdì 30 maggio 2008

A partire dalle ore 21:00

presso il salone della sede provinciale dell'A.R.C.I. di Biella in Strada alla Fornace 8/b proiezione di:

NAZIROCK

Un film documentario di Claudio Lazzaro

(Durata:75 min.)

L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali,
lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.

La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata.

NAZIROCK racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.

Il film apre con le immagini dei “due milioni” convocati a Roma dall’opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell’estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si è svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.
Alla manifestazione di Forza Nuova si vendono decalcomanie filonaziste, stemmi con la faccia di Hitler da applicare alle felpe, testi negazionisti che non temono di sfoggiare in copertina titoli come “Auschwitz: fine di una leggenda”.
Dal palco ascoltiamo politici e intellettuali provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania, discettare di “cataclisma multirazziale” e “Uomo Nuovo di fronte alla Decadenza”. Assistiamo fino a notte fonda, nel grande hangar che di giorno ospita i dibattiti, allo spettacolo dei concerti rock: una folla a braccio teso nel saluto nazifascista, giovani che srotolano un grande striscione, accuratamente stampato. Il testo, in caratteri cubitali: “PIU’ NAZISMO PER TUTTI”.
Tra i relatori, a Viterbo, forse il più applaudito è Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, che dieci giorni dopo il suo intervento al Campo d’Azione viene arrestato per rapina. Appassionato anche l’intervento di Andrea Insabato, condannato a 12 anni, poi ridotti a 6, per l’attentato dinamitardo alla sede del Manifesto. Mentre gli Hobbit intonano un inno allucinato alla violenza negli stadi “Frana/la curva frana/sulla polizia italiana” che anticipa, e sembra invocare, gli scontri sanguinosi di Catania e la morte dell’ispettore Filippo Raciti
Ma ancora più interessanti e rivelatrici sono le interviste ai giovani che partecipano al meeting politico, facce da proletari, ragazzi che non hanno occhi cattivi, ma che potrebbero fare cose molto cattive, guidati da chi sa strumentalizzare la loro voglia di giustizia e la loro ignoranza a volte abissale. Li ascoltiamo senza commentare, li guardiamo, nel montaggio alternato coi brani nazirock, inframezzati ai materiali di repertorio che ricordano gli orrori e le distruzioni provocati da un’ideologia portatrice di morte e vergogna.
Un incubo che lascia spiazzati, perché la domanda è sempre la stessa: “Possibile che la storia non riesca a insegnare nulla?”

A seguire dibattito aperto con il pubblico presente in sala.

COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE, PENSARE LA NUOVA SINISTRA

Mozione conclusiva del coordinamento nazionale del 24 25 maggio 2008

Si è tenuto il coordinamento nazionale di Sinistra Critica, il secondo dopo le elezioni. Al centro della discussione, l'analisi del governo Berlusconi, la nuova fase di Confindustria, il ruolo dell'opposizione e il dibattito a sinistra. Tra gli impegni immediati: a Chiaiano il 1 giugno, i Pride e la manifestazione contro Bush. Ma anche l'appello per un incontro nazionale delle reti migranti e antirazziste contro il pacchetto-sicurezza e la xenofobia. Sinistra Critica lancia una Legge di iniziativa popolare sul Salario Minimo che partirà a giugno e poi un Meeting-Festa Nazionale a Roma per avviare in autunno la prima Conferenza del nuovo movimento politico.

1)I primi passi del governo Berlusconi ne mostrano tutta intera la pericolosità sociale ma anche la forza momentanea. Il governo ha scelto di rispondere alle insicurezze generate dalla crisi economica e dagli effetti della globalizzazione scaricando la tensione sui più deboli, Rom e migranti, alimentando la xenofobia latente nei quartieri popolari, riproponendo un meccanismo di militarizzazione dei territori e di repressione del conflitto sociale come dimostra il caso di Napoli. Un governo che si giova della strada tracciata dal centrosinistra e dal precedente governo Prodi che ha avviato le stesse politiche, sia sul fronte sociale che economico. Se oggi il centrodestra appare decisamente forte è anche perché il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno al governo hanno avallato il senso comune xenofobo, le scelte militari, l'attacco ai lavoratori e alle lavoratrici. Per questo l'opposizione è urgente e, come dimostra il caso Sarkozy in Francia, è l'unico elemento che può mutare lo stato di cose.

2)L'obiettivo più ambizioso del governo è naturalmente realizzare una saldatura con la Confindustria per tentare una stabilizzazione conservatrice che oggi appare, come non mai, a portata di mano anche per la subordinazione sfacciata di Cgil,Cisl e Uil. L'insediamento del governo e il discorso di Emma Marcegaglia all'assemblea degli industriali, quindi, si tendono la mano e fanno parte di un disegno organico. Berlusconi ha di nuovo l'occasione di allearsi con il grande padronato e non intende lasciarsela sfuggire mentre questo ha tutto l'interesse alla permanenza di un governo anti-sociale e antioperaio. Chi nel centrosinistra si è cullato nell'illusione della "borghesia buona" e del padronato progressista è oggi servito dalla realtà. In questa prospettiva l'emersione in Cgil di una forte opposizione di classe è quanto mai necessaria.

3)L'opposizione parlamentare e della sinistra di governo appare afona o addirittura complice. Il Pd cerca di legittimarsi compiacendo i nuovi governanti e avallando, di fatto, le scelte peggiori: dalle cariche di Chiaiano al pacchetto sicurezza; dal ritorno al nucleare alla detassazione degli straordinari fino alla nomina di De Gennaro a supercapo dei Servizi Segreti.
La Sinistra Arcobaleno, dal canto suo, ormai in pezzi cerca di salvare apparati e gruppi dirigenti costruendo ipotesi divaricanti. Da una parte c'è chi (Vendola-Fava) conseguentemente, cerca di realizzare il progetto storico di una sinistra rinnovata, in chiave socialdemocratica, e di nuovo alleata del Pd; chi (Ferrero-Grassi) si rifugia in un contenitore ormai superato, puntando alla salvaguardia dell'esistente ma senza delineare una prospettiva credibile (nessun ripensamento sulle giunte locali, ad esempio) e, soprattutto, rinnovata (in particolare con l'azzeramento dei gruppi dirigenti); c'è, infine, chi cerca di rifugiarsi nell'illusione identitaria (Diliberto-l'Ernesto) immaginando una redenzione nell'unità dei comunisti. Dai gruppi dirigenti responsabili della catastrofe non può venire niente di buono e la prospettiva di una rifondazione della sinistra ha bisogno di verifiche e passaggi più seri di quelli che si intravedono oggi.

4)Compito prioritario è dunque la costruzione di un'opposizione sociale, al governo e a Confindustria - i due termini devono essere necessariamente connessi - come terreno concreto per costruire una nuova sinistra, una nuova soggettività politica. Sinistra Critica, come ribadito negli 11 punti, continua a lavorare a questa prospettiva sapendo che saranno le pratiche sociali, i contenuti e non i contenitori a tracciare la strada più efficace. Per questo consideriamo importanti oltre alle scadenze tutti quei tentativi che provengono dai movimenti sociali di realizzare forme di unità e per questo la nostra prospettiva di fase resta quella dei "Forum dell'opposizione sociale" per costruire il più ampio fronte di resistenza alle destre e a Confindustria. I terreni prioritari restano quelli della fase precedente: l'antirazzismo e la lotta contro la xenofobia; la difesa del contratto nazionale, contro la precarietà e per il salario; il no alla guerra e alla militarizzazione; la difesa ecologica dei territori; la difesa della 194, dell'autodeterminazione delle donne e la lotta contro l'omofobia e per l'estensione dei diritti civili.

Ci impegniamo quindi nella prossima fase
a) alla partecipazione alla manifestazione indetta dai cittadini di Chiaiano per il 1 giugno sulla base del documento specifico approvato dal coordinamento;
b) a realizzare la più ampia partecipazione ai Pride 2008 sulla base del nostro appello (v.allegato)
c) a costruire una mobilitazione significativa, per quanto necessariamente simbolica, in occasione della venuta di Bush in Italia;
d) a sostenere lo sforzo del sindacalismo di base a progettare una nuova unità sindacale
e) a contribuire, sulla base dell'appello specifico approvato, a un primo incontro delle reti antirazziste e dei migranti contro il pacchetto Sicurezza e contro la xenofobia dilagante.

5)Accanto alla dimensione unitaria ci impegniamo a un nuovo rilancio di Sinistra Critica, alla sua costruzione e rafforzamento - a cominciare dal tesseramento - mediante una serie di iniziative e di impegni capaci di offrire un contributo rilevante al dibattito a sinistra:

a)l'avvio, a cominciare da giugno, della raccolta firme per la Legge di Iniziativa popolare per il Salario minimo intercategoriale e il Salario sociale (vedi documento apposito)
b)la realizzazione di un Meeting-Festa nazionale il 5 e 6 luglio a Roma "Costruire l'opposizione, pensare la nuova sinistra"
c) Il Seminario nazionale di Sinistra Critica a Bellaria dal 25 al 28 settembre con lo stesso tema
d) L'avvio, in quella occasione, della Prima Conferenza Nazionale del movimento politico Sinistra Critica - da tenersi a gennaio 2009 - per costruire un progetto di lavoro adeguato alla nuova fase.

martedì 13 maggio 2008

11 PUNTI PER UNA NUOVA SINISTRA. DI CLASSE E ANTICAPITALISTA

La sinistra tutta sta discutendo della sconfitta, spesso in modo scomposto, opportunista o con ipotesi "nuoviste" e dissolutorie. Per parte nostra vogliamo provare a offrire una riflessione di merito, indicando quali sono, secondo noi, prima ancora che i contenitori o le formule le idee su cui deve camminare la costruzione, da capo e su basi realmente inedite, di una nuova sinistra.

1.La perdita della rappresentanza parlamentare costituisce il culmine del fallimento della sinistra italiana, dopo la fine del vecchio Pci. A essere spazzata via è stata l'illusione di poter vivere di rendite elettorali, senza un radicamento autentico, senza progetto, con un vecchio modello di partito non più in grado di conquistare la sua posizione nel corpo sociale. Non si può escludere che la sinistra recuperi in altre scadenze elettorali almeno parte dei voti persi. Non sarebbe per questo cancellata la sconfitta, figlia di un patrimonio di voti senza radici e senza sostegni nel lavoro subalterno e nella società. Una nuova sinistra si ricostruisce innanzitutto azzerando i vecchi gruppi dirigenti, responsabili della disfatta, ma soprattutto iniziando a comprendere perché malgrado l'evidenza del problema da risolvere, non solo esso non viene risolto ma si manifesta con maggiore gravità a ogni svolta della vicenda politica italiana.

2.Più che di ricostruzione pensiamo sia necessario parlare oggi di costruzione, davvero su basi nuove, di una sinistra anticapitalista e di classe. Il radicamento si è rivelato impossibile perché – nel contesto della globalizzazione e della dissoluzione del movimento operaio del Novecento – privilegiare il solo orizzonte istituzionale e l'eredità burocratica hanno reso vano ogni sforzo. Radicarsi in una società comporta un lavoro lungo, faticoso e oscuro che non necessariamente paga a breve termine sul piano elettorale. Per ceti politici, mossi da esigenze personali di agi e poteri, la via più facile è rimasta la conservazione di posizioni nelle istituzioni e i percorsi necessari a raggiungerli del tutto diversi da quelli indispensabili al radicamento. Anche per questo non ci interessa il riassemblaggio di gruppi dirigenti consumati e sordi alla realtà. Neppure forme identitarie o furbizie opportunistiche per recuperare qualche seggio in parlamento. Ci interessa un “nuovo inizio”, cominciare da un'altra storia, liberarsi dai postumi della burocrazia del Novecento per aderire al presente e recuperare l'immaginazione e i moventi con cui un’altra sinistra può costruire se stessa.

3.Una nuova sinistra di classe o è anticapitalista o non è. Le donne, gli uomini e il pianeta non reggono più il peso del dominio assoluto dell'interesse privato, le pulsioni al riarmo e alle guerre, le allucinazioni regressive che lo stato delle cose produce. Questo, banalmente, significa opporsi al capitalismo. Meno banalmente significa comprendere che governare con i suoi rappresentanti e guardiani impedisce la rinascita di una sinistra che il mondo lo voglia trasformare davvero. Non è solo una prospettiva rivoluzionaria a suggerire un'adeguata distanza dai governi. Anche un'autentica volontà riformista dovrebbe prendere atto che governare con gli attuali rapporti di forza non è più possibile.

4.Noi proponiamo di ricominciare da l’elogio dell’opposizione. Non per vocazione minoritaria ma semplicemente perché a questo sistema sociale si può reagire solo evocando e organizzando l’opposizione politica e sociale, attraverso movimenti, conflitto, autorganizzazione diffusa. Dall’opposizione il movimento operaio del ‘900 ha ottenuto conquiste rilevanti; dall’opposizione oggi si può organizzare una resistenza diffusa e proporsi di strappare conquiste e diritti per dare sostanza ad un’ipotesi di alternativa. Per questo non è possibile governare con il Pd né a livello nazionale né a livello locale, nel senso che non è possibile governare con chi nella migliore delle ipotesi difende l’esistente, ha una concezione amministrativa e autoritaria della politica e così facendo spiana la strada alle destre. Il caso di Roma parla chiaro.

5.La vittoria di Berlusconi e della Lega realizza sul piano parlamentare il progressivo spostamento a destra del paese e il deterioramento ventennale di rapporti di forza sociale già deteriorati. Il Pdl si sforzerà di costituire una destra di governo “seria e responsabile” ma anche radicata socialmente, con un suo blocco sociale di riferimento che non abbandona i caratteri populisti e reazionari, vedi il comportamento di Fini. Allo stesso tempo cercherà di essere utile a una Confindustria che vuole attaccare in profondità i diritti acquisiti del lavoro, a cominciare dal contratto nazionale, e su questo piano cercherà l’apporto di un Pd che segue la stessa linea. Per questo andrà avanti il tentativo di stabilizzare la “bipartitizzazione” della politica italiana. A questa situazione si risponde non con operazioni di alchimia politicista ma con l’individuazione di un blocco sociale di riferimento, di soggettività che vengano coinvolte in un quadro unitario delle lotte e in un’ipotesi comune di alternativa. Per questo la rifondazione del sindacato di classe – a partire da una chiara e forte opposizione in Cgil e da una progressiva unità di azione del sindacalismo di base – rappresenta un tassello decisivo. E’ l’orizzonte principale entro il quale si inscrive qualsiasi progetto per una nuova sinistra anticapitalista: un ambito unitario delle lotte e dei movimenti è oggi indispensabile per resistere alle destre e realizzare un avanzamento nella costruzione di una sinistra di classe.

6.La nuova sinistra non può essere mono-identitaria. Ci sono eredità del passato che non bastano più a dare senso alla rappresentanza politica e che hanno bisogno di incontrarsi e dialettizzarsi. Noi pensiamo a una sinistra anticapitalista, ecologista, comunista e femminista; non per assemblare indistintamente soggettività diverse ma per trovare insieme un quadro unitario di riferimento e un comune progetto di lavoro. Questa identità multipla non la si può però proclamare soltanto. Occorre praticarla: una sinistra femminista è una sinistra che accetta al suo interno il protagonismo delle donne e quindi anche il conflitto; ecologista significa disporsi a nessuna mediazione sul terreno della salvaguardia ambientale; comunista significa continuare a battersi per rompere con l’attuale sistema sociale e costruire, davvero, un movimento reale che abolisca lo stato di cose presenti. E serve anche una sinistra internazionalista che sappia costruire un progetto internazionale fatto di elaborazioni e pratiche comuni. Per questo guardiamo con attenzione all’esperienza della Sinistra anticapitalista europea.

7.La democrazia assoluta sarà la pratica decisiva per costruire un nuovo inizio. Non possiamo più accettare, e non costruiremo, nessuna sinistra basata su leader carismatici, su gruppi dirigenti infallibili, su burocrazie inamovibili, su carrierismi scandalosi, su derive istituzionaliste. Vogliamo una sinistra basata sulla partecipazione e su regole democratiche. Non bastano solo congressi regolari o statuti trasparenti, servono vincoli precisi: rotazione rigorosa degli incarichi a qualsiasi livello; stipendi parametrati sui salari italiani medi; la parità di genere; rispetto degli orientamento sessuali; autofinanziamento dell’attività politica. Ai leader e ai dirigenti inamovibili occorrerà sostituire un collettivo militante a tutti i livelli: territoriale, tematico, nazionale.

8.La sinistra si costruisce nel vivo delle contraddizioni e dello scontro sociale, non nei palazzi o, peggio, nei salotti. E’ un lavoro “corpo a corpo” che va recuperato, fatto di mutualismo, utilità sociale, prossimità ai bisogni, organizzazione del conflitto, vittorie. Servirà il radicamento sociale, non generico o astratto, ma rapportato alle nuove realtà e in particolare al nuovo proletariato, alla nuova composizione del lavoro contemporaneo, a partire dai, dalle migranti. Occorre ragionare sulle forme dell’autorganizzazione sociale e sul tipo di insediamento politico che le classi subalterne possono darsi. Non lo si può fare con apparati burocratici e cristallizzati ma contando sull’apporto di militanti desiderosi, desiderose di non rassegnarsi. Questo è il compito che ci attende. La radicalità, innanzitutto una radicalità di classe, è oggi il linguaggio chiave per rendere una politica di sinistra credibile e coinvolgente.

9.La sinistra si ricostruisce anche con una discussione approfondita, non rituale ma rigorosa, sulla società che vogliamo, sui grandi orizzonti. Pensiamo a una società democratica e socialista, autogovernata, centrata sui bisogni e non sugli interessi privati, sulla proprietà sociale dei principali mezzi di produzione, ecologica, sessuata, libertaria. Non a un modello astratto da calare dall’alto ma a un movimento che trasformi la realtà, che guadagni legittimità e forza nel vivo dei conflitti e del cambiamento. C’è la necessità di ripensare e costruire un’organizzazione politica che lavori e lotti per questo obiettivo senza pensare di essere l’unica depositaria di una verità presunta, senza scimmiottare esperienze passate, senza replicare ruoli o schemi di potere. Serve un’organizzazione che legga la realtà per contribuire a trasformarla. Noi non vogliamo autoproclamare questo soggetto ma costruirlo davvero, per questo siamo un Movimento politico. Questo non significa rinunciare ad organizzarsi o a dotarsi di un progetto collettivo; rafforzare Sinistra Critica significa anche questo.

10.Una nuova sinistra si costruisce nell’oggi, nel presente, nell’urgenza di una realtà dominata dal berlusconismo e dall’adattamento pragmatico del Partito democratico. La priorità è l’organizzazione di un’opposizione sociale non retorica ma modellata sui bisogni reali. I temi di questa opposizione per noi restano: la lotta alla precarietà, per continuare a chiedere l’abrograzione della legge 30, del pacchetto Treu o del pacchetto Welfare; la lotta per un Salario Minimo Intercategoriale (Smic) di 1300 euro e un salario sociale di 1000 euro; per la difesa del contratto nazionale; la lotta contro la guerra e le missioni militari siano esse in Afghanistan o in Libano, contro le basi, a partire da Vicenza, e le spese militari; la lotta per la difesa ecologica dei territori contro le Grandi Opere inutili e dannose e le privatizzazioni; la difesa dell’autodeterminazione delle donne, della 194 per una moratoria sull’obiezione di coscienza; la piena libertà di orientamento sessuale per la conquista delle unioni civili; la lotta contro il razzismo, l’isteria securitaria, la nuova xenofobia anti-rom. Una battaglia che deve puntare ancora all’abrogazione della Bossi-Fini e della Turco-Napolitano, all’unità di classe tra lavoratori migranti e italiani, a nuovi diritti di cittadinanza, alla regolarizzazione permanente,alla chiusura dei Cpt, alla libertà di circolazione. Sarà questo il banco di prova principale dell’opposizione alle destre, il terreno su cui tutte le forze politiche dovranno misurarsi, e su cui i movimenti dovranno dotarsi rapidamente di strumenti adeguati di riflessione e di mobilitazione.

11.La costruzione della sinistra anticapitalista di cui c’è bisogno sarà il frutto dell’impegno di una nuova generazione politica, che non porti sulle spalle le responsabilità delle macerie. Una nuova generazione politica non combacia necessariamente con la vulgata giovanilista che ha caratterizzato anche le ultime elezioni ma dovrà rappresentare l’espressione più genuina dei nuovi protagonismi sociali e delle lotte che continuano a svilupparsi in questo paese, dai “cittadini ribelli” di Vicenza o della Val di Susa agli operai che resistono all’asprezza della lotta di classe; dalle neofemministe che non vogliono padroni né limiti alla propria libertà ai, alle militanti lgbtq che non si arrendono ad una vita di serie B imposta dal Vaticano o ai, alle migranti che si battono per i nuovi diritti. Una nuova generazione politica, cresciuta senza modelli da rincorrere ma che non si rassegna a pensare che questo sia il migliore dei mondi possibili e che è disposta a battersi perché un altro mondo, un’altra società sia ancora possibile.

Il Coordinamento nazionale di Sinistra Critica
10 maggio 2008

martedì 6 maggio 2008

FINI: PEGGIO BRUCIARE LA BANDIERA ISRAELIANA CHE L'OMICIDIO DI VERONA. CANNAVO' (S.C.): PAROLE ALLUCINANTI !

DIRE) Roma, 5 mag. - "Allucinanti e incredibili le parole di Fini a Porta a Porta. Mettere sullo stesso piano l'incendio di una bandiera con un barbaro omicidio, non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera". A sostenerlo e' Salvatore Cannavo', esponente di Sinistra critica, secondo cui "una cultura che minimizza la violenza vera e concreta, l'omicidio di Verona, ed esalta lo scontro ideologico, cercando di portare un gesto simbolico, discutibile quanto si vuole, su un terreno che non gli compete, giustificando, di fatto, la violenza dei gruppi neofascisti".
Fini, rileva Cannavo', "cerca di accreditarsi continuamente presso Israele, ma stavolta ha compiuto un errore clamoroso minimizzando un omicidio, facendo un pessimo servizio all'antifascismo, di cui certo non e' un campione, ed esoderdendo nel peggiore dei modi nella sua nuova carica istituzionale".

Verona, Sinistra critica: Non abbassare guardia contro fascisti

Roma, 05 MAG (Velino) - "Sinistra Critica e', con il centro sociale 'La Chimica e il circolo Pink', tra le organizzazioni che promuovono per stasera a Verona il presidio antifascista sul luogo della selvaggia aggressione contro Nicola Tommasoli e i suoi amici". È quanto si legge in un comunicato diffuso dalla stessa Sinistra critica. "In questi anni si e' abbassata prepotentemente la guardia contro il diramarsi di gruppi fascisti proprio mentre questi ultimi moltiplicavano le aggressioni squadriste in particolare contro i migranti. Non solo, ma si e' messo l'accento, non solo a destra, su un allarmismo sociale contro gli immigrati, alimentando paure incontrollate, campagne razziste e xenofobe. I successi della destra, sul piano elettorale, sono segnati da questo clima e da questa cultura. E il centrosinistra, a cominciare da Veltroni con il suo uso strumentale dei fatti di Roma - prosegue la nota -, ha rincorso questa campagna. Il risultato e' evidente, le destre sono al potere e i fascisti girano indisturbati per le strade picchiando e, addirittura, uccidendo. In campagna elettorale Sinistra critica e' stata l'unica a segnalare la questione, con l'abbandono di Porta a Porta da parte di Franco Turigliatto, a causa della presenza di un gruppo neofascista.
Vespa si inalbero', ma come si vede, purtroppo, avevamo ragione. Non si puo' abbassare la guardia e non si puo' stare a guardare. La battaglia antifascista - conclude il comunicato - e' purtroppo ancora oggi un imperativo di ogni forza democratica. Verona lo insegna".

NICOLA E' MORTO ! ARRESTATI ALTRE DUE NEONAZI

AGI)Non ce l'ha fatta Nicola Tomassoli, il giovane aggredito la notte del 30 aprile scorso per aver negato una sigaretta a un gruppo di ragazzi. Tomassoli e' morto all'ospedale di Borgo Trento, a Verona, dopo essere stato ricoverato per giorni presso l'Unita' di Terapia Intensiva Neurochirurgica dell'Ospedale, avendo riportato un grave trauma cranio-cervicale con emorragia cerebrale, che alla fine gli e' stato fatale.

Altri due ragazzi della provincia di Verona sono stati arrestati nell'ambito dell'inchiesta sull'aggressione. I due arrestati sono Guglielmo Corsi, 19 anni, e Andrea Vesentini, 20 anni, entrambi di Illasi, un paese poco distante dal capoluogo. Il primo e' metalmeccanico, l'altro e' promotore finanziario; entrambi sono di buona famiglia e non appartengono ad alcun gruppo politico, sono solo frequentatori saltuari dello stadio Bentegodi di Verona. Restano invece latitanti, almeno per il momento, altri due giovani che facevano parte del gruppo che ha massacrato di botte Tommasoli. (AGI) - Verona, 5 mag. -

Sinistra Critica sulla fiera del libro di Torino

La Fiera del Libro di Torino è lieta di celebrare
quest'anno i 60 anni dalla nascita dello stato di
Israele. Una celebrazione attraverso la
letteratura prodotta da una parte della società
israeliana. Una celebrazione che –coscientemente
e colpevolmente – dimentica e nasconde una parte
fondamentale della storia di questi 60 anni: i
palestinesi, l'espulsione che hanno subito 60
anni fa, la colonizzazione dei loro territori
praticata dai governi israeliani, il tentativo di
cancellare per sempre ogni possibilità di una
soluzione al conflitto annientando la resistenza
palestinese (quello che il sociologo israeliano
Baruch Kimmerling chiamava "politicidio").

I responsabili della Fiera non possono occultare
la loro scelta – politica e strumentale – dietro
la "neutralità" della produzione artistica e
nemmeno possono accusare chi propone il
boicottaggio della Fiera di essere
pregiudizialmente contro gli israeliani, o peggio
contro gli ebrei. Questi signori sono come gli
sciocchi, che quando si indica loro la lune ti
guardano il dito: il problema oggi non è se una
proposta –nonviolenta – di boicottaggio sia o
meno legittimo: la domanda è invece se sia
legittimo e morale contribuire alla propaganda di
un governo che ha fatto di tutto affinché Israele
fosse l'ospite, così da guadagnare nuovi spazi al
suo tentativo di "normalizzazione"

Non c'è da parte nostra, che contestiamo la
scelta della Fiera, nessuna volontà di
imbavagliare la cultura o di mettere a tacere la
letteratura ebraica ed israeliana (che, è bene
ricordarlo, non è assolutamente omogenea e
nemmeno schierata aprioristicamente con
l'occupazione e le scelte del proprio governo).
Si fa al contrario un pessimo servizio alla causa
della letteratura e dell'arte, quando si chiamano
a "suonare il piffero" di una politica di
apartheid e distruzione.

Ariel Sharon qualche anno fa dichiarava che la
"guerra d'indipendenza" non era mai finita – con
una tragica e mortale assonanza con l'altro
presidente che parlava di "guerra infinita" – e
per questo la politica della colonizzazione,
dell'apartheid, della distruzione di ogni
espressione politica palestinese non gradita
dovesse continuare.

E il suo successore prosegue quella politica,
come si può vedere tutti i giorni – nell'assedio
di Gaza, nella costruzione del muro della
vergogna, nell'aumento dei prigionieri
palestinesi, negli omicidi mirati (ma anche un
po' meno mirati, come capita quotidianamente a
donne e uomini "effetti collaterali" delle
"rappresaglie" israeliane).

I governi europei – e quello italiano tra loro –
sono corresponsabili di quella politica, sia
perché non impongono il rispetto del diritto
internazionale a Israele, sia perché
contribuiscono economicamente, militarmente e
politicamente a quella stessa politica. Per
questo la corsa alla presenza a Torino delle
autorità politiche italiane, a partire dal
presidente Napolitano, è un'ipocrisia e un
appoggio diretto e indiretto alla politica
israeliana.

Noi non ci stiamo. Continueremo a produrre
informazione, a lavorare con i palestinesi e gli
israeliani che si battono contro l'occupazione e
l'apartheid, a sostenere la resistenza
palestinese affinché nasca uno stato palestinese
e possa finalmente riprendere strada un processo
di convivenza necessario e possibile.

Sinistra Critica

lunedì 28 aprile 2008

Corteo del primo maggio a Biella!!


Come di consueto giovedì mattina si terrà il corteo del primo maggio a Biella, saremo presenti distribuendo un volantino sulla precarietà, e al pomeriggio alcuni di noi parteciperanno alla "Euromayday" a Milano.
Ritrovo corteo a Biella ore 09:30 in Piazza Martiri della Libertà.

EuroMayDay008: il primo maggio precario che travolge i confini del futuro!


Ci rivolgiamo a tutti e a tutte; uomini e donne, precari e
precarie,native e migranti, lavoratrici e lavoratori dei call center,
degli aeroporti, dello spettacolo e della moda, dell'informazione e
della
formazione, delle ricerca, delle cooperative sociali, della
distribuzione.
Ci rivolgiamo agli operai e alle operaie, delle
fabbriche e dei servizi, agli studenti, alle associazioni, ai centri
sociali, alle mille forme di resistenza e di autorganizzazione che ri-
generano i territori e le metropoli martoriati dal vampirismo
neoliberista.
La precarietà picchia duro, nel lavoro e nella vita. Non
è “sfiga”. Non è cosa passeggera. Non è un problema sociale tra gli
altri ne' un titolo di un giornale. Non è semplicemente la perversa
proliferazione di contratti atipici ne' un dazio che le giovani
generazioni sono costrette a pagare per entrare nel mercato del lavoro.
È il modo contemporaneo di produrre la ricchezza, di sfruttare il
lavoro, di asservire ogni stilla della nostra vita al profitto delle
imprese. La precarizzazione è la crisi della rappresentanza politica e
sindacale del lavoro e nel sociale, e segna un punto sulla linea del
tempo rispetto al quale non si può tornare indietro. È il punto da cui
è necessario ripensare e
sperimentare nuove forme e strategie di lotta;
contro lo sfruttamento, le gerarchie e le povertà. Una lotta che parli
chiaro e a voce alta, perché ricca di tutto ciò che la precarizzazione
nega e riduce al
silenzio.
Negli ultimi anni, l'EuroMayDay ha
costruito, in Italia e in Europa, uno spazio politico e sociale,
condiviso, in cui la presa di parola e il protagonismo dei precari e
delle precarie, senza mediazioni e mediatori, ha sperimentato forme
inedite di visibilità, comunicazione e conflitto.
Ma la Mayday è un
processo sociale che si evolve di anno in anno, per tutto l'anno, e
questa edizione, a Milano, rilancia a partire dal protagonismo dei
migranti.
Il lavoro migrante rivela i segreti della precarizzazione. Il
controllo dei confini produce gerarchie spesso razziste tra regolari e
irregolari, tra buoni e cattivi, criminalizzati dalle retoriche della
guerra e della sicurezza che servono solo a non parlare di coloro che
di lavoro muoiono, senza nessuna sicurezza.
La specificità dei migranti
è vivere una doppia precarietà. Dentro e fuori i luoghi di lavoro il
legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro li ricatta, i
Cpt e le espulsioni li minacciano costantemente. La loro condizione
riguarda però tutto il lavoro, è una leva fondamentale della
precarizzazione perché alimenta la frammentazione, perché riduce gli
spazi di libertà e le possibilità di lotta. Ma in questi anni il
protagonismo dei migranti ha prodotto esperienze significative di lotta
autonoma in nome della libertà di movimento.
Il primo maggio, a Milano,
vogliamo condividere questa forza, amplificarla, congiungerla con
quella degli altri precari.
Condividere esperienze che sono
transnazionali, e che danno il segno di una May Day che attraversa
l'Europa da Aachen/Aquisgrana a Berlino, Copenhagen, Hanau, Amburgo,
Helsinki,
Lisbona, Madrid, Malaga, Maribor, Napoli, Palermo, Terrassa,
Vienna... e va oltre, perché passa per la Tokyo MayDay in Giappone, e
si collega alla manifestazione dei migranti negli Stati Uniti del
prossimo primo maggio.
Vogliamo costruire una long/larga/lunga MayDay
che sappia porre un confronto serrato e continuativo, fra tutte le
realtà lavorative, sociali, sindacali che lottano, ogni giorno, in ogni
dove, contro la precarizzazione, sulle tematiche che da sempre hanno
caratterizzato l'idea del primo maggio precario: la continuità di
reddito intesa come un nuovo orizzonte delle politiche rivendicative,
del welfare e la trasformazione del protagonismo precario e migrante in
un conflitto
nuovamente diffuso ed incisivo.
La precarizzazione, lo
ripetiamo, picchia duro e segna una discontinuità profonda con il
passato. E' un equilibrio sapiente fra ricatto e consenso e agisce sul
sociale in modo diverso, dividendoci e
confondendoci. Atomizza le
nostre vite e saccheggia i territori e le metropoli in cui viviamo.
Milano è fresca di nomina per l'Expo 2015. Tremiamo pensando alle
conseguenze di ciò: l'orgia bipartisan dell'orgoglio nazionale di
speculazioni ed appalti allestirà il palcoscenico nascosto per lo
sfruttamento intensivo di lavoro precario e migrante in un'oscena
colata di cemento. Non ci sono dubbi, siamo incompatibili con tutto
ciò: se questa è una vetrina che lo sia della nostra capacità di
conflitto e di un'idea di valorizzazione delle nostre vite ben
differente Di questo si discuterà nelle Fiere Precarie che
precederanno, attraverseranno e seguiranno la parade mettendo a
confronto esperienze di autoproduzione, di cooperazione e di
condivisioni dei saperi.

Let's MayDay,
Milano, primo maggio,
Porta
ticinese, ore 15.00

giovedì 24 aprile 2008

Oggi tutti in piazza a Biella

Oggi alle ore 17 con partenza dalla piazza dal comune di Biella ci sarà il corteo per il 63 anniversario della liberazione dal nazifascismo, ci saremo anche noi,a volantinare per iniziare a costruire anche a Biella una sinistra anticapitalista coerente e capace veramente di fare quello che dice!
Per chi volesse partecipare con noi al corteo il ritrovo è alle ore 16:45 presso l'ex Standa davanti ai giardini Zumaglini.

Ora e sempre resistenza!!

mercoledì 23 aprile 2008

25 Aprile antifascista

PER UN 25 APRILE ANTIFASCISTA
CONTRO TUTTI I FASCISMI


Quest’anno la ricorrenza del 25 Aprile –a 63 anni dalla Liberazione dal nazifascismo– assume un significato e una rilevanza particolari dopo le elezioni politiche appena svolte. Ci ritroviamo un governo di destra imbottito di fascisti –persone che sono cresciute con la spranga in mano– e legaioli, professionisti della costruzione dell’odio.

Compito fondamentale che questo governo si è assunto è aiutare il padronato nella lotta contro i lavoratori dipendenti:
- la demagogia sulle tasse non vuole altro che ridurle ai più ricchi
- la riduzione fiscale altro non porterà che una riduzione dei servizi pubblici
- la flessibilità continuerà di fatto ad essere utilizzata per estendere rapporti di lavoro precari a lavoratori senza diritti
- l’offensiva contro il sindacato e contro la contrattazione collettiva verrà perseguita per ridurre ancora i salari e per aumentare lo sfruttamento nelle fabbriche e negli uffici.

Per fare passare anche tra i lavoratori e gli strati popolari le politiche di questo governo, l’estrema-destra e la lega nord stanno facendo IL LAVORO SPORCO per conto dei grandi capitalisti industriali e finanziari e degli speculatori, proprio come i fascisti hanno fatto all’inizio degli anni venti. Come è andata a finire allora lo sappiamo: gli operai costretti a lavorare con salari sempre più bassi e con sempre più fatica. La povertà tra i lavoratori è andata crescendo fino a che una parte di loro è stata costretta ad andare in guerra dove a milioni sono morti.

Oggi la lega nord avanza la proposta del federalismo fiscale che altro non è che un modo per distruggere le conquiste fatte dal movimento operaio nel secolo scorso e che hanno garantito a tutti, anche ai più poveri, il diritto ad una vecchiaia dignitosa, ad avere una casa, a curarsi ed a studiare. Il federalismo fiscale altro non è che uno strumento per dividere i lavoratori e renderli impotenti davanti alle pretese dei padroni.

L’estrema-destra e la lega nord continuano a fomentare sentimenti di odio e di razzismo verso chi arriva da altri paesi. Il loro scopo è di tenere divisi lavoratori italiani e lavoratori migranti perché i migranti siano così più ricattabili e quindi più sfruttabili. Rendere più sfruttabili i migranti vuol dire tenere bassi i loro salari e i loro diritti per poterli poi giocare nella concorrenza con i salari e i diritti dei lavoratori italiani.

E’ evidente che gli obiettivi di divisone dei lavoratori sono gli stessi della confindustria che vuole distruggere la contrattazione collettiva nazionale con la lega nord che gli fa eco evocando la reintroduzione delle gabbie salariali.

L’opposizione a questo governo e alle sue caratteristiche fasciste e razziste è una questione decisiva per la difesa delle nostre condizioni di lavoro. Il fascismo di ieri è lo stesso del fascismo di oggi portato avanti dai Fini e dai Bossi. Noi dobbiamo cercare di costruire l’unità di tutti i lavoratori contro il burattinaio che regge i fili del governo Berlusconi: il padronato.

Partecipa alla fiaccolata di giovedì 24 aprile che partirà da piazza Albarello alle 20.30.
E il 25 aprile alle ore 16.00 in piazza Castello ci sarà un concerto.

mercoledì 16 aprile 2008

SINISTRA CRITICA VINCE LA SCOMMESSA. ORA RICOSTRUIAMO DALL'OPPOSIZIONE SOCIALE

Sinistra Critica ottiene lo 0,5% e 170mila voti alla Camera e può dirsi soddisfatta del risultato elettorale. Certamente, non siamo stati sufficienti a frenare il disastro provocato dagli errori accumulati da un gruppo dirigente della sinistra istituzionale cieco che ha rifiutato di vedere, ascoltare, riflettere. Ma esistiamo, era l'obiettivo di queste elezioni. Esistiamo con le nostre idee, difese in campagna elettorale e prima nella battaglia interna a Rifondazione, con alcuni progetti di lavoro e con la convinzione di essere utili a un progetto di ricostruzione della sinistra di classe per il quale pensiamo sia importante che Sinistra Critica esista.

La disfatta di Bertinotti
La situazione è sotto gli occhi di tutti: la sinistra di classe fuori dal parlamento, al di sotto di qualsiasi aspettativa, nel limbo di una crisi, a nostro giudizio irreversibile. Una crisi maturata in una dinamica politica che stancamente e inesorabilmente ha ripetuto cose già viste nella storia del movimento operaio. Non è popolare dire "l'avevamo detto" in politica, ma non sappiamo che altro dire dopo cinque anni passati ad avvertire dell'errore strategico rappresentato dal governo con il socialiberismo; dopo due anni in Parlamento passati ad avvertire dell'impossibilità di governare con Prodi e della necessità di rompere con quell'esecutivo e mettersi in salvo. I nostri documenti, gli articoli sui giornali, le dichiarazioni in Parlamento sono lì a dimostrare che era possibile seguire un’altra strada, fare altre scelte, evitare di infilarsi in una governabilità senza esito alcuno.
I risultati oggi li pagano tutti, la disillusione è generalizzata e non risparmia nessuno. Demoralizzazione, demotivazione sono il lascito del gruppo dirigente della Sinistra Arcobaleno e del suo leader, Fausto Bertinotti, la cui uscita di scena è doverosa. Del resto, l’inconsistenza di quello che è stato costruito in questi anni – ricordate? Sinistra Europea, l’Unione come “nuova formula politica”, un “socialismo del XXI secolo” – è dimostrato dalla “splendida” dichiarazione di uno degli “uomini nuovi” promossi dalla gestione bertinottiana, Pietro Folena: “Su queste macerie è impossibile ricostruire. La sinistra oggi è…il Pd”. Auguri.

La sconfitta di Veltroni

Ma il voto consegna anche la sconfitta di Veltroni. Il leader del Pd ha certamente svuotato la sinistra ma non ha sfondato al centro e non ha carpito alcun voto alle destre. In una campagna solitaria Veltroni si è fatto il vuoto intorno e oggi si trova in un’impasse politica evidente: potrebbe allearsi con Casini ma è più probabile che quest’ultimo cerchi un nuovo accordo con la destra, con cui già governa localmente. In realtà al Pd tocca una nuova traversata nel deserto che potrebbe alimentarne contraddizioni e difficoltà. Vedremo.

Il successo di Berlusconi

La vittoria delle destre non lascia spazio a dubbi: se la Pdl perde voti rispetto al 2006, confrontando i risultati di tutta la destra italiana – che nel 2006 era unita e oggi si è divisa in diversi pezzi – troviamo un milione di voti in più, che sostanzialmente vanno alla Lega Nord. Uno spostamento di voti interno che parla di una radicalizzazione dell’elettorato – lo stesso avviene con il balzo di 700mila voti da parte di Di Pietro – di un maggiore insediamento sociale e di un rapporto più “organico” con settori popolari e del mondo del lavoro. Berlusconi ripropone il suo blocco sociale di riferimento con una rappresentanza politica più snella e semplificata e quindi omogenea. Vedremo come procederà il processo di fusione politica annunciata tra Forza Italia e AN e come si svolgerà il rapporto con la Lega. Per il momento non si intravedono tensioni a dispetto degli allarmi profusi da Veltroni.

L’isolamento sociale della Sinistra

Questa analisi aiuta a comprendere uno dei limiti più importanti della sinistra e che ne spiega la disfatta: l’isolamento sociale. Dopo quindici anni la sinistra “alternativa” – al di là degli errori politici e dello scacco politico subito al governo – è stata sconfitta dall’assenza quasi assoluta di radicamento sociale. Il fatto di non aver saputo prevedere la disfatta, il fatto di aver posto l’asticella da superare sempre più in basso – la sconfitta è stata pronosticata intorno all’8%, poi al 7 e al 6 – è stato il sintomo di una soggettività che non sa cosa ha alle proprie spalle, su cosa è seduta, quali referenti sociali rappresenta. Questa è la radice primaria della sconfitta, alimentata da quindici anni di rendita elettorale rappresentata dal simbolo e dall’eredità del vecchio Pci. Il voto di oggi rappresenta la fine di quell’eredità e di quella storia oltre che la sconfitta inesorabile della cultura togliattiana-berlingueriana che viene spazzata via dalla geografia politica. Ed è un po’ patetico il tentativo di Diliberto di spronare i propri militanti a infusioni di falce e martello e bandiere rosse. Da questi gruppi dirigenti che hanno prodotto la disfatta attuale non può venire nulla e soprattutto non può più venire nulla dalla loro cultura politica e dai loro riferimenti teorici e politici (sempre che si possa parlare di riferimenti teorici). La sinistra è all’Anno Zero, in campagna elettorale lo abbiamo detto e ripetuto più volte, e non ci sono scorciatoie politiciste che reggano. Si tratta di interrogarsi, seriamente senza scorciatoie, con il nodo del blocco sociale, con il radicamento necessario e, soprattutto, con la ricostruzione di un movimento dei lavoratori e lavoratrici che passa innanzitutto per il nodo sindacale che non può più essere aggirato.

Il ruolo di Sinistra Critica

Il ruolo di SC è tutto dentro questo approccio. Abbiamo proposto prima della tempesta l’avvio di una Costituente della sinistra di classe e anticapitalista. Crediamo che questo approccio possa e debba essere ribadito oggi sapendo che però vive di due coordinate ben precise: la centralità del radicamento sociale e delle pratiche di lotta e di movimento; la nettezza della questione governativa con l’indipendenza assoluta dal Pd e l’indisponibilità a farsi coinvolgere nella governabilità dell’esistente. Si ricomincia da qui e si ricomincia dall’impegno di movimento. Ipotesi riassemblative di stampo identitario – vedi il “partito di tutti i comunisti” – o politicista – il rilancio dell’Arcobaleno - non solo non ci interessano ma non portano da nessuna parte. Sono solo una perdita di tempo. Serve un progetto di movimento e di opposizione sociale con una sua piattaforma coinvolgente (in particolare su precarietà, salario, diritti, sicurezza lavoro, prezzi) ma che sappia incarnare almeno altri tre grandi temi: la lotta alla guerra, la difesa ecologica del territorio e il No alle ingerenze vaticane e per i diritti civili. Un progetto di movimento per resistere allo “tsunami” delle destre e far ripartire una prospettiva nuova.
Accanto a questo serve una discussione strategica che metta al centro la questione della società che vogliamo, della soggettività che vogliamo costruire, il nodo dell’opposizione e del governo come assi strategici di una nuova identità anticapitalista. Tutto questo ha bisogno di tempo, di sedi adeguate, non di soluzioni pasticciate o di trovate elettoralistiche.

Il nostro progetto

Sinistra Critica si dispone a questo percorso e lo farà attrezzandosi.
Il risultato elettorale ci incoraggia in questa direzione. Lo 0,5% ottenuto alla Camera e quei 170mila voti significano questo. Non ci aspettavamo di più, anzi consideriamo il risultato un piccolo successo visto il quadro di riferimento: una dinamica di demoralizzazione unita alla spinta del voto “utile”; uno sfilacciamento a sinistra alimentato da formazioni, come il Pcl, il cui unico scopo è quello di contarsi e di proporsi come unica prospettiva in una logica autoreferenziale che sfiora il settarismo (e che come dimostrano le provinciali, non riesce a recuperare nessun altro voto a sinistra che non sia il proprio); una formazione nata da soli tre mesi (e che essendo una tendenza interna al Prc non possedeva un simbolo proprio); la scommessa su una candidatura femminile e giovane per forza di cosa poco conosciuta e altro ancora. In questo quadro il nostro risultato è importante e viene rafforzato da risultati apprezzabili ottenuti la dove c’è un lavoro organizzato (citiamo fra tutti il grande risultato che si annuncia a Casoria dove il candidato sindaco di Sinistra Critica sta superando il 6,7% ma anche il simbolico risultato di Bussoleno, in Val di Susa, che ci vede al 2,7%).
Possiamo dunque dire che il movimento politico Sinistra Critica nasce con queste elezioni benché non abbia lo scopo di costituire nell’immediato un partito: ma queste elezioni hanno aiutato a completare l’uscita da Rifondazione, a consolidare un collettivo militante, a strutturare una piccola organizzazione, inserita in alcune dinamiche importanti di movimento e desiderosa di guardare al futuro. Siamo convinti, infatti, che questo risultato non sia il residuo di un punteggio elettorale lasciato sul campo dalla vecchia sinistra ma solo l’avvisaglia di qualcosa che deve ancora sbocciare. Anche la quantità dei contatti raggiunti dal nostro sito (siamo a oltre 50mila pagine scaricate al giorno) dice questo. E quindi andiamo avanti. Sinistra Critica si impegna a organizzare la resistenza e l’opposizione sociale alle destre in una dinamica unitaria di movimento. Si impegna a rilanciare il dibattito e il confronto a sinistra per ricostruire dalle macerie con le avvertenze di poc’anzi, senza illusioni ma senza chiusure. E si impegna ad attrezzarsi incontrando nelle prossime settimane tutti quelli che si sono attivati in questa campagna (alcune migliaia) e dando appuntamento a una grande Festa Nazionale da svolgersi a Roma nelle forme che decideranno i compagni e le compagne di questa città. E’ solo l’inizio.

Il Gruppo Operativo Nazionale di Sinistra Critica
Roma, 15 aprile 2008

martedì 15 aprile 2008

Grazie!!


Il candidato biellese al Senato Daniele Gamba e tutti noi che stiamo cercando di costruire una sinistra anticapitalista e credibile anche nel Biellese desideriamo ringraziare sentitamente le/i 570 elettrici ed elettori che anche nella nostra provincia hanno creduto nel nostro programma e nella nostra coerenza, a partire da oggi lavoreremo per radicare il nostro partito anche nel territorio biellese, e per costruire una nuova sinistra, vera, e che fa veramente quello che dice.
Grazie davvero di cuore.

Flavia D'angeli:"Dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti.


Ora bisogna ricostruire la sinistra di classe dalle macerie."

"Per dirla con una battuta, dove non era riuscito Occhetto è riuscito Bertinotti e quindici anni di storia di Rifondazione e della sinistra antagonista sono stati buttati al macero." dichiara Flavia D'angeli, di Sinistra Critica "Una sconfitta da addebitare al gruppo dirigente dell'Arcobaleno."
"Ma a uscire battuto dalle urne è l'intero progetto che ha sorretto il centrosinistra degli ultimi anni. L'idea che Berlusconi si potesse battere con politiche moderate non premia infatti Veltroni che resta molto distante dal Popolo delle Libertà."
"A sinistra, invece" prosegue la D'angeli "a essere battuta drasticamente è la linea governista e compatibilista, oltre che il tentativo di assemblare forze non assemblabili.Si tratta dell'epilogo della sconfitta subita nell'89."
"Ora non resta che ricostruire."
"Il piccolo ma prezioso risultato di Sinistra Critica ci dà la spinta per cimentarci con questo compito considerevole. Certo, senza la supponenza autoreferenziale del Pcl si sarebbe potuto rendere visibile una sinistra alternativa superiore all'1% e questo avrebbe consentito di avere più forza e credibilità.
Resta comunque il compito della ricostruzione.
Innanzitutto sul versante dell'opposizione sociale e dei movimenti.
Noi ci dichiariamo disponibili fin d'ora a ricostruire un movimento di opposizione sociale alle politiche liberiste imperniato sulla lotta alla precarietà, alla guerra, alla devastazione ambientale, alle ingerenze vaticane.
Sul piano politico, riproponiamo un progetto di Costituente Anticapitalista, lontana da nostalgie identitarie e simboliche. Nessun generico appello "all'unità dei comunisti" può risolvere lo stato di devastazione in cui la sinistra è stata portata.
C'è bisogno di un impegno molto più profondo e di lungo periodo. Noi siamo pronti ad assumercelo." conclude Flavia D'angeli

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