mercoledì 28 maggio 2008

Per la mobilitazione delle reti migranti e antirazziste

Come era ampiamente prevedibile, il nuovo governo si presenta facendo la faccia feroce contro i migranti e i movimenti sociali promettendo più carcere e polizia in nome di una fantomatica sicurezza e della “tolleranza zero”.Gli attacchi ai capi rom, le aggressioni e i raid neonazisti contro i migranti sono il frutto di un clima di impunità che si sta creando con la vittoria delle destre alle elezioni. Sindaci come Alemanno e ministri come Maroni alimentano questo clima con dichiarazioni che “comprendono” e in qualche modo giustificano tali azioni. Le norme varate dal Consiglio dei Ministri a Napoli, sui rifiuti e sull'immigrazione, si qualificano infatti come un capolavoro di demagogia populista e razzista che non permetterà di risolvere nessuno dei problemi sollevati ma che forse garantirà all'esecutivo un qualche margine di consenso sociale. Il punto allarmante, però, è che questo esito è stato reso possibile dalla strada tracciata in precedenza dal centrosinistra e non è un caso che gran parte delle norme introdotte da Maroni siano riprese, approfondendo le discriminazioni, da quelle varate dall'ex ministro Amato e votate al Senato da tutto il centrosinistra, Sinistra Arcobaleno compresa.
Sulla questione dei migranti e dei Rom, in particolare, stiamo così assistendo a una retorica populista che alimenta un forte spirito xenofobo che rompe vecchi argini inibitori giovandosi anche del silenzio-complice della Chiesa. Le pericolose logiche securitarie di tante amministrazioni locali di entrambi gli schieramenti politici ,con i “patti sulla sicurezza” e regolamenti comunali vessatori, hanno purtroppo trovato un’applicazione concreta, materiale, autoritaria a livello nazionale. Intanto i migranti continuano a morire nei Cpt, come a Torino, dimostrando drammaticamente ancora una volta quale sia la funzione di queste galere etniche. C’è la necessità di una risposta forte. Non può bastare una risposta emotiva né legata a logiche personalistiche e/o politiciste. Serve uno scatto di quelle reti, movimenti, associazioni che in questi anni hanno tenuta alta la guardia contro i regurgiti razzisti e che hanno ribadito la centralità del protagonismo dei migranti. Serve uno scatto del sindacalismo non concertativo per ribadire l'elementare verità che i migranti sono lavoratori e lavoratrici al pari degli altri che si battono per nuovi diritti.
Per questo come Sinistra Critica facciamo appello alla Reti, Associazioni, Comitati e movimenti dei migranti e antirazzisti perché sia convocato al più presto un appuntamento collettivo e unitario di riflessione, un Forum, un’assemblea nazionale, che precisi i contorni dell'offensiva in atto e definisca le iniziative unitarie da realizzare e il percorso partecipato per renderle efficaci. Sosteniamo un tale obiettivo nello spirito che ha animato i momenti migliori dell'esperienza e dell’iniziativa dei movimenti sociali.

Sinistra Critica
Movimento per la sinistra anticapitalista

Venerdì 30 maggio presso il salone provinciale dell' A.R.C.I. proiezione di Nazirock



Venerdì 30 maggio 2008

A partire dalle ore 21:00

presso il salone della sede provinciale dell'A.R.C.I. di Biella in Strada alla Fornace 8/b proiezione di:

NAZIROCK

Un film documentario di Claudio Lazzaro

(Durata:75 min.)

L’estrema destra vista dall’interno: la sua musica, i capi, le alleanze, i rituali,
lo sdoganamento politico che sta aprendo ai nazifascisti italiani le porte del potere istituzionale.

La destra radicale in Italia può raggiungere il mezzo milione di voti e diventare determinante, in un quadro politico in cui ne bastano 25.000 a decidere chi governerà il Paese. Per questo viene sdoganata.

NAZIROCK racconta questo passaggio politico, usando come filo conduttore le band che infarciscono di testi fascisti la loro musica skin, oi, white power e punkadestra.

Il film apre con le immagini dei “due milioni” convocati a Roma dall’opposizione al governo Prodi, il 2 dicembre 2006, ma soprattutto racconta la Nashville dell’estrema destra: una grande manifestazione, organizzata da Forza Nuova, il movimento guidato da Roberto Fiore (condannato a nove anni per banda armata), che si è svolta a Viterbo, nel Lazio, con la partecipazione dei principali gruppi rock assieme a militanti e a leaders provenienti da Spagna, Germania, Francia, Grecia, Libano e Romania.
Alla manifestazione di Forza Nuova si vendono decalcomanie filonaziste, stemmi con la faccia di Hitler da applicare alle felpe, testi negazionisti che non temono di sfoggiare in copertina titoli come “Auschwitz: fine di una leggenda”.
Dal palco ascoltiamo politici e intellettuali provenienti dalla Germania, dalla Spagna, dalla Grecia, dalla Romania, discettare di “cataclisma multirazziale” e “Uomo Nuovo di fronte alla Decadenza”. Assistiamo fino a notte fonda, nel grande hangar che di giorno ospita i dibattiti, allo spettacolo dei concerti rock: una folla a braccio teso nel saluto nazifascista, giovani che srotolano un grande striscione, accuratamente stampato. Il testo, in caratteri cubitali: “PIU’ NAZISMO PER TUTTI”.
Tra i relatori, a Viterbo, forse il più applaudito è Luigi Ciavardini, condannato a 30 anni per la strage di Bologna, che dieci giorni dopo il suo intervento al Campo d’Azione viene arrestato per rapina. Appassionato anche l’intervento di Andrea Insabato, condannato a 12 anni, poi ridotti a 6, per l’attentato dinamitardo alla sede del Manifesto. Mentre gli Hobbit intonano un inno allucinato alla violenza negli stadi “Frana/la curva frana/sulla polizia italiana” che anticipa, e sembra invocare, gli scontri sanguinosi di Catania e la morte dell’ispettore Filippo Raciti
Ma ancora più interessanti e rivelatrici sono le interviste ai giovani che partecipano al meeting politico, facce da proletari, ragazzi che non hanno occhi cattivi, ma che potrebbero fare cose molto cattive, guidati da chi sa strumentalizzare la loro voglia di giustizia e la loro ignoranza a volte abissale. Li ascoltiamo senza commentare, li guardiamo, nel montaggio alternato coi brani nazirock, inframezzati ai materiali di repertorio che ricordano gli orrori e le distruzioni provocati da un’ideologia portatrice di morte e vergogna.
Un incubo che lascia spiazzati, perché la domanda è sempre la stessa: “Possibile che la storia non riesca a insegnare nulla?”

A seguire dibattito aperto con il pubblico presente in sala.

COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE, PENSARE LA NUOVA SINISTRA

Mozione conclusiva del coordinamento nazionale del 24 25 maggio 2008

Si è tenuto il coordinamento nazionale di Sinistra Critica, il secondo dopo le elezioni. Al centro della discussione, l'analisi del governo Berlusconi, la nuova fase di Confindustria, il ruolo dell'opposizione e il dibattito a sinistra. Tra gli impegni immediati: a Chiaiano il 1 giugno, i Pride e la manifestazione contro Bush. Ma anche l'appello per un incontro nazionale delle reti migranti e antirazziste contro il pacchetto-sicurezza e la xenofobia. Sinistra Critica lancia una Legge di iniziativa popolare sul Salario Minimo che partirà a giugno e poi un Meeting-Festa Nazionale a Roma per avviare in autunno la prima Conferenza del nuovo movimento politico.

1)I primi passi del governo Berlusconi ne mostrano tutta intera la pericolosità sociale ma anche la forza momentanea. Il governo ha scelto di rispondere alle insicurezze generate dalla crisi economica e dagli effetti della globalizzazione scaricando la tensione sui più deboli, Rom e migranti, alimentando la xenofobia latente nei quartieri popolari, riproponendo un meccanismo di militarizzazione dei territori e di repressione del conflitto sociale come dimostra il caso di Napoli. Un governo che si giova della strada tracciata dal centrosinistra e dal precedente governo Prodi che ha avviato le stesse politiche, sia sul fronte sociale che economico. Se oggi il centrodestra appare decisamente forte è anche perché il Partito Democratico e la Sinistra Arcobaleno al governo hanno avallato il senso comune xenofobo, le scelte militari, l'attacco ai lavoratori e alle lavoratrici. Per questo l'opposizione è urgente e, come dimostra il caso Sarkozy in Francia, è l'unico elemento che può mutare lo stato di cose.

2)L'obiettivo più ambizioso del governo è naturalmente realizzare una saldatura con la Confindustria per tentare una stabilizzazione conservatrice che oggi appare, come non mai, a portata di mano anche per la subordinazione sfacciata di Cgil,Cisl e Uil. L'insediamento del governo e il discorso di Emma Marcegaglia all'assemblea degli industriali, quindi, si tendono la mano e fanno parte di un disegno organico. Berlusconi ha di nuovo l'occasione di allearsi con il grande padronato e non intende lasciarsela sfuggire mentre questo ha tutto l'interesse alla permanenza di un governo anti-sociale e antioperaio. Chi nel centrosinistra si è cullato nell'illusione della "borghesia buona" e del padronato progressista è oggi servito dalla realtà. In questa prospettiva l'emersione in Cgil di una forte opposizione di classe è quanto mai necessaria.

3)L'opposizione parlamentare e della sinistra di governo appare afona o addirittura complice. Il Pd cerca di legittimarsi compiacendo i nuovi governanti e avallando, di fatto, le scelte peggiori: dalle cariche di Chiaiano al pacchetto sicurezza; dal ritorno al nucleare alla detassazione degli straordinari fino alla nomina di De Gennaro a supercapo dei Servizi Segreti.
La Sinistra Arcobaleno, dal canto suo, ormai in pezzi cerca di salvare apparati e gruppi dirigenti costruendo ipotesi divaricanti. Da una parte c'è chi (Vendola-Fava) conseguentemente, cerca di realizzare il progetto storico di una sinistra rinnovata, in chiave socialdemocratica, e di nuovo alleata del Pd; chi (Ferrero-Grassi) si rifugia in un contenitore ormai superato, puntando alla salvaguardia dell'esistente ma senza delineare una prospettiva credibile (nessun ripensamento sulle giunte locali, ad esempio) e, soprattutto, rinnovata (in particolare con l'azzeramento dei gruppi dirigenti); c'è, infine, chi cerca di rifugiarsi nell'illusione identitaria (Diliberto-l'Ernesto) immaginando una redenzione nell'unità dei comunisti. Dai gruppi dirigenti responsabili della catastrofe non può venire niente di buono e la prospettiva di una rifondazione della sinistra ha bisogno di verifiche e passaggi più seri di quelli che si intravedono oggi.

4)Compito prioritario è dunque la costruzione di un'opposizione sociale, al governo e a Confindustria - i due termini devono essere necessariamente connessi - come terreno concreto per costruire una nuova sinistra, una nuova soggettività politica. Sinistra Critica, come ribadito negli 11 punti, continua a lavorare a questa prospettiva sapendo che saranno le pratiche sociali, i contenuti e non i contenitori a tracciare la strada più efficace. Per questo consideriamo importanti oltre alle scadenze tutti quei tentativi che provengono dai movimenti sociali di realizzare forme di unità e per questo la nostra prospettiva di fase resta quella dei "Forum dell'opposizione sociale" per costruire il più ampio fronte di resistenza alle destre e a Confindustria. I terreni prioritari restano quelli della fase precedente: l'antirazzismo e la lotta contro la xenofobia; la difesa del contratto nazionale, contro la precarietà e per il salario; il no alla guerra e alla militarizzazione; la difesa ecologica dei territori; la difesa della 194, dell'autodeterminazione delle donne e la lotta contro l'omofobia e per l'estensione dei diritti civili.

Ci impegniamo quindi nella prossima fase
a) alla partecipazione alla manifestazione indetta dai cittadini di Chiaiano per il 1 giugno sulla base del documento specifico approvato dal coordinamento;
b) a realizzare la più ampia partecipazione ai Pride 2008 sulla base del nostro appello (v.allegato)
c) a costruire una mobilitazione significativa, per quanto necessariamente simbolica, in occasione della venuta di Bush in Italia;
d) a sostenere lo sforzo del sindacalismo di base a progettare una nuova unità sindacale
e) a contribuire, sulla base dell'appello specifico approvato, a un primo incontro delle reti antirazziste e dei migranti contro il pacchetto Sicurezza e contro la xenofobia dilagante.

5)Accanto alla dimensione unitaria ci impegniamo a un nuovo rilancio di Sinistra Critica, alla sua costruzione e rafforzamento - a cominciare dal tesseramento - mediante una serie di iniziative e di impegni capaci di offrire un contributo rilevante al dibattito a sinistra:

a)l'avvio, a cominciare da giugno, della raccolta firme per la Legge di Iniziativa popolare per il Salario minimo intercategoriale e il Salario sociale (vedi documento apposito)
b)la realizzazione di un Meeting-Festa nazionale il 5 e 6 luglio a Roma "Costruire l'opposizione, pensare la nuova sinistra"
c) Il Seminario nazionale di Sinistra Critica a Bellaria dal 25 al 28 settembre con lo stesso tema
d) L'avvio, in quella occasione, della Prima Conferenza Nazionale del movimento politico Sinistra Critica - da tenersi a gennaio 2009 - per costruire un progetto di lavoro adeguato alla nuova fase.

martedì 13 maggio 2008

11 PUNTI PER UNA NUOVA SINISTRA. DI CLASSE E ANTICAPITALISTA

La sinistra tutta sta discutendo della sconfitta, spesso in modo scomposto, opportunista o con ipotesi "nuoviste" e dissolutorie. Per parte nostra vogliamo provare a offrire una riflessione di merito, indicando quali sono, secondo noi, prima ancora che i contenitori o le formule le idee su cui deve camminare la costruzione, da capo e su basi realmente inedite, di una nuova sinistra.

1.La perdita della rappresentanza parlamentare costituisce il culmine del fallimento della sinistra italiana, dopo la fine del vecchio Pci. A essere spazzata via è stata l'illusione di poter vivere di rendite elettorali, senza un radicamento autentico, senza progetto, con un vecchio modello di partito non più in grado di conquistare la sua posizione nel corpo sociale. Non si può escludere che la sinistra recuperi in altre scadenze elettorali almeno parte dei voti persi. Non sarebbe per questo cancellata la sconfitta, figlia di un patrimonio di voti senza radici e senza sostegni nel lavoro subalterno e nella società. Una nuova sinistra si ricostruisce innanzitutto azzerando i vecchi gruppi dirigenti, responsabili della disfatta, ma soprattutto iniziando a comprendere perché malgrado l'evidenza del problema da risolvere, non solo esso non viene risolto ma si manifesta con maggiore gravità a ogni svolta della vicenda politica italiana.

2.Più che di ricostruzione pensiamo sia necessario parlare oggi di costruzione, davvero su basi nuove, di una sinistra anticapitalista e di classe. Il radicamento si è rivelato impossibile perché – nel contesto della globalizzazione e della dissoluzione del movimento operaio del Novecento – privilegiare il solo orizzonte istituzionale e l'eredità burocratica hanno reso vano ogni sforzo. Radicarsi in una società comporta un lavoro lungo, faticoso e oscuro che non necessariamente paga a breve termine sul piano elettorale. Per ceti politici, mossi da esigenze personali di agi e poteri, la via più facile è rimasta la conservazione di posizioni nelle istituzioni e i percorsi necessari a raggiungerli del tutto diversi da quelli indispensabili al radicamento. Anche per questo non ci interessa il riassemblaggio di gruppi dirigenti consumati e sordi alla realtà. Neppure forme identitarie o furbizie opportunistiche per recuperare qualche seggio in parlamento. Ci interessa un “nuovo inizio”, cominciare da un'altra storia, liberarsi dai postumi della burocrazia del Novecento per aderire al presente e recuperare l'immaginazione e i moventi con cui un’altra sinistra può costruire se stessa.

3.Una nuova sinistra di classe o è anticapitalista o non è. Le donne, gli uomini e il pianeta non reggono più il peso del dominio assoluto dell'interesse privato, le pulsioni al riarmo e alle guerre, le allucinazioni regressive che lo stato delle cose produce. Questo, banalmente, significa opporsi al capitalismo. Meno banalmente significa comprendere che governare con i suoi rappresentanti e guardiani impedisce la rinascita di una sinistra che il mondo lo voglia trasformare davvero. Non è solo una prospettiva rivoluzionaria a suggerire un'adeguata distanza dai governi. Anche un'autentica volontà riformista dovrebbe prendere atto che governare con gli attuali rapporti di forza non è più possibile.

4.Noi proponiamo di ricominciare da l’elogio dell’opposizione. Non per vocazione minoritaria ma semplicemente perché a questo sistema sociale si può reagire solo evocando e organizzando l’opposizione politica e sociale, attraverso movimenti, conflitto, autorganizzazione diffusa. Dall’opposizione il movimento operaio del ‘900 ha ottenuto conquiste rilevanti; dall’opposizione oggi si può organizzare una resistenza diffusa e proporsi di strappare conquiste e diritti per dare sostanza ad un’ipotesi di alternativa. Per questo non è possibile governare con il Pd né a livello nazionale né a livello locale, nel senso che non è possibile governare con chi nella migliore delle ipotesi difende l’esistente, ha una concezione amministrativa e autoritaria della politica e così facendo spiana la strada alle destre. Il caso di Roma parla chiaro.

5.La vittoria di Berlusconi e della Lega realizza sul piano parlamentare il progressivo spostamento a destra del paese e il deterioramento ventennale di rapporti di forza sociale già deteriorati. Il Pdl si sforzerà di costituire una destra di governo “seria e responsabile” ma anche radicata socialmente, con un suo blocco sociale di riferimento che non abbandona i caratteri populisti e reazionari, vedi il comportamento di Fini. Allo stesso tempo cercherà di essere utile a una Confindustria che vuole attaccare in profondità i diritti acquisiti del lavoro, a cominciare dal contratto nazionale, e su questo piano cercherà l’apporto di un Pd che segue la stessa linea. Per questo andrà avanti il tentativo di stabilizzare la “bipartitizzazione” della politica italiana. A questa situazione si risponde non con operazioni di alchimia politicista ma con l’individuazione di un blocco sociale di riferimento, di soggettività che vengano coinvolte in un quadro unitario delle lotte e in un’ipotesi comune di alternativa. Per questo la rifondazione del sindacato di classe – a partire da una chiara e forte opposizione in Cgil e da una progressiva unità di azione del sindacalismo di base – rappresenta un tassello decisivo. E’ l’orizzonte principale entro il quale si inscrive qualsiasi progetto per una nuova sinistra anticapitalista: un ambito unitario delle lotte e dei movimenti è oggi indispensabile per resistere alle destre e realizzare un avanzamento nella costruzione di una sinistra di classe.

6.La nuova sinistra non può essere mono-identitaria. Ci sono eredità del passato che non bastano più a dare senso alla rappresentanza politica e che hanno bisogno di incontrarsi e dialettizzarsi. Noi pensiamo a una sinistra anticapitalista, ecologista, comunista e femminista; non per assemblare indistintamente soggettività diverse ma per trovare insieme un quadro unitario di riferimento e un comune progetto di lavoro. Questa identità multipla non la si può però proclamare soltanto. Occorre praticarla: una sinistra femminista è una sinistra che accetta al suo interno il protagonismo delle donne e quindi anche il conflitto; ecologista significa disporsi a nessuna mediazione sul terreno della salvaguardia ambientale; comunista significa continuare a battersi per rompere con l’attuale sistema sociale e costruire, davvero, un movimento reale che abolisca lo stato di cose presenti. E serve anche una sinistra internazionalista che sappia costruire un progetto internazionale fatto di elaborazioni e pratiche comuni. Per questo guardiamo con attenzione all’esperienza della Sinistra anticapitalista europea.

7.La democrazia assoluta sarà la pratica decisiva per costruire un nuovo inizio. Non possiamo più accettare, e non costruiremo, nessuna sinistra basata su leader carismatici, su gruppi dirigenti infallibili, su burocrazie inamovibili, su carrierismi scandalosi, su derive istituzionaliste. Vogliamo una sinistra basata sulla partecipazione e su regole democratiche. Non bastano solo congressi regolari o statuti trasparenti, servono vincoli precisi: rotazione rigorosa degli incarichi a qualsiasi livello; stipendi parametrati sui salari italiani medi; la parità di genere; rispetto degli orientamento sessuali; autofinanziamento dell’attività politica. Ai leader e ai dirigenti inamovibili occorrerà sostituire un collettivo militante a tutti i livelli: territoriale, tematico, nazionale.

8.La sinistra si costruisce nel vivo delle contraddizioni e dello scontro sociale, non nei palazzi o, peggio, nei salotti. E’ un lavoro “corpo a corpo” che va recuperato, fatto di mutualismo, utilità sociale, prossimità ai bisogni, organizzazione del conflitto, vittorie. Servirà il radicamento sociale, non generico o astratto, ma rapportato alle nuove realtà e in particolare al nuovo proletariato, alla nuova composizione del lavoro contemporaneo, a partire dai, dalle migranti. Occorre ragionare sulle forme dell’autorganizzazione sociale e sul tipo di insediamento politico che le classi subalterne possono darsi. Non lo si può fare con apparati burocratici e cristallizzati ma contando sull’apporto di militanti desiderosi, desiderose di non rassegnarsi. Questo è il compito che ci attende. La radicalità, innanzitutto una radicalità di classe, è oggi il linguaggio chiave per rendere una politica di sinistra credibile e coinvolgente.

9.La sinistra si ricostruisce anche con una discussione approfondita, non rituale ma rigorosa, sulla società che vogliamo, sui grandi orizzonti. Pensiamo a una società democratica e socialista, autogovernata, centrata sui bisogni e non sugli interessi privati, sulla proprietà sociale dei principali mezzi di produzione, ecologica, sessuata, libertaria. Non a un modello astratto da calare dall’alto ma a un movimento che trasformi la realtà, che guadagni legittimità e forza nel vivo dei conflitti e del cambiamento. C’è la necessità di ripensare e costruire un’organizzazione politica che lavori e lotti per questo obiettivo senza pensare di essere l’unica depositaria di una verità presunta, senza scimmiottare esperienze passate, senza replicare ruoli o schemi di potere. Serve un’organizzazione che legga la realtà per contribuire a trasformarla. Noi non vogliamo autoproclamare questo soggetto ma costruirlo davvero, per questo siamo un Movimento politico. Questo non significa rinunciare ad organizzarsi o a dotarsi di un progetto collettivo; rafforzare Sinistra Critica significa anche questo.

10.Una nuova sinistra si costruisce nell’oggi, nel presente, nell’urgenza di una realtà dominata dal berlusconismo e dall’adattamento pragmatico del Partito democratico. La priorità è l’organizzazione di un’opposizione sociale non retorica ma modellata sui bisogni reali. I temi di questa opposizione per noi restano: la lotta alla precarietà, per continuare a chiedere l’abrograzione della legge 30, del pacchetto Treu o del pacchetto Welfare; la lotta per un Salario Minimo Intercategoriale (Smic) di 1300 euro e un salario sociale di 1000 euro; per la difesa del contratto nazionale; la lotta contro la guerra e le missioni militari siano esse in Afghanistan o in Libano, contro le basi, a partire da Vicenza, e le spese militari; la lotta per la difesa ecologica dei territori contro le Grandi Opere inutili e dannose e le privatizzazioni; la difesa dell’autodeterminazione delle donne, della 194 per una moratoria sull’obiezione di coscienza; la piena libertà di orientamento sessuale per la conquista delle unioni civili; la lotta contro il razzismo, l’isteria securitaria, la nuova xenofobia anti-rom. Una battaglia che deve puntare ancora all’abrogazione della Bossi-Fini e della Turco-Napolitano, all’unità di classe tra lavoratori migranti e italiani, a nuovi diritti di cittadinanza, alla regolarizzazione permanente,alla chiusura dei Cpt, alla libertà di circolazione. Sarà questo il banco di prova principale dell’opposizione alle destre, il terreno su cui tutte le forze politiche dovranno misurarsi, e su cui i movimenti dovranno dotarsi rapidamente di strumenti adeguati di riflessione e di mobilitazione.

11.La costruzione della sinistra anticapitalista di cui c’è bisogno sarà il frutto dell’impegno di una nuova generazione politica, che non porti sulle spalle le responsabilità delle macerie. Una nuova generazione politica non combacia necessariamente con la vulgata giovanilista che ha caratterizzato anche le ultime elezioni ma dovrà rappresentare l’espressione più genuina dei nuovi protagonismi sociali e delle lotte che continuano a svilupparsi in questo paese, dai “cittadini ribelli” di Vicenza o della Val di Susa agli operai che resistono all’asprezza della lotta di classe; dalle neofemministe che non vogliono padroni né limiti alla propria libertà ai, alle militanti lgbtq che non si arrendono ad una vita di serie B imposta dal Vaticano o ai, alle migranti che si battono per i nuovi diritti. Una nuova generazione politica, cresciuta senza modelli da rincorrere ma che non si rassegna a pensare che questo sia il migliore dei mondi possibili e che è disposta a battersi perché un altro mondo, un’altra società sia ancora possibile.

Il Coordinamento nazionale di Sinistra Critica
10 maggio 2008

martedì 6 maggio 2008

FINI: PEGGIO BRUCIARE LA BANDIERA ISRAELIANA CHE L'OMICIDIO DI VERONA. CANNAVO' (S.C.): PAROLE ALLUCINANTI !

DIRE) Roma, 5 mag. - "Allucinanti e incredibili le parole di Fini a Porta a Porta. Mettere sullo stesso piano l'incendio di una bandiera con un barbaro omicidio, non solo costituisce una assoluta mancanza di rispetto per il dolore di due genitori a cui la barbarie ha strappato il figlio ma il sintomo della cultura di fondo del neo presidente della Camera". A sostenerlo e' Salvatore Cannavo', esponente di Sinistra critica, secondo cui "una cultura che minimizza la violenza vera e concreta, l'omicidio di Verona, ed esalta lo scontro ideologico, cercando di portare un gesto simbolico, discutibile quanto si vuole, su un terreno che non gli compete, giustificando, di fatto, la violenza dei gruppi neofascisti".
Fini, rileva Cannavo', "cerca di accreditarsi continuamente presso Israele, ma stavolta ha compiuto un errore clamoroso minimizzando un omicidio, facendo un pessimo servizio all'antifascismo, di cui certo non e' un campione, ed esoderdendo nel peggiore dei modi nella sua nuova carica istituzionale".

Verona, Sinistra critica: Non abbassare guardia contro fascisti

Roma, 05 MAG (Velino) - "Sinistra Critica e', con il centro sociale 'La Chimica e il circolo Pink', tra le organizzazioni che promuovono per stasera a Verona il presidio antifascista sul luogo della selvaggia aggressione contro Nicola Tommasoli e i suoi amici". È quanto si legge in un comunicato diffuso dalla stessa Sinistra critica. "In questi anni si e' abbassata prepotentemente la guardia contro il diramarsi di gruppi fascisti proprio mentre questi ultimi moltiplicavano le aggressioni squadriste in particolare contro i migranti. Non solo, ma si e' messo l'accento, non solo a destra, su un allarmismo sociale contro gli immigrati, alimentando paure incontrollate, campagne razziste e xenofobe. I successi della destra, sul piano elettorale, sono segnati da questo clima e da questa cultura. E il centrosinistra, a cominciare da Veltroni con il suo uso strumentale dei fatti di Roma - prosegue la nota -, ha rincorso questa campagna. Il risultato e' evidente, le destre sono al potere e i fascisti girano indisturbati per le strade picchiando e, addirittura, uccidendo. In campagna elettorale Sinistra critica e' stata l'unica a segnalare la questione, con l'abbandono di Porta a Porta da parte di Franco Turigliatto, a causa della presenza di un gruppo neofascista.
Vespa si inalbero', ma come si vede, purtroppo, avevamo ragione. Non si puo' abbassare la guardia e non si puo' stare a guardare. La battaglia antifascista - conclude il comunicato - e' purtroppo ancora oggi un imperativo di ogni forza democratica. Verona lo insegna".

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